Sciopero per il clima, blitz di Labas in aeroporto: 'No all'allargamento'

Incursione nel gate partenze, dove sono stati distribuiti volantini e andato in scena un flash mob

In vista del terzo sciopero globale per il clima, previsto per domani 27 settembre, un gruppo di una trentina di attivisti di Labas ha protestato dentro l'aeroporto Marconi. Un blitz di pochi minuti, dove gli attivisti hanno diffuso alcuni volantini e inscenato una 'morte collettiva', sdraiandosi a terra davanti all'ingresso al piano terra, sulla scia di quanto fatto ieri anche a Palazzo D'Accursio dall'organizzazione Extinction rebellion.

Sotto accusa le emissioni di gas serra prodotte dall'industria dei viaggi in aereo, ma con una declinazione locale. Per i militanti infatti "Non si può parlare di ampliamento dell’aeroporto senza fare i conti con l’impatto che questo ha sull’ambiente", puntando l'indice contro il paventato aumento dei voli sullo scalo bolognese, con il conseguente potenziamento di piste e strutture e prendendosela con "i club degli industriali che invocano l’aumento del traffico aereo da 8,5 milioni di passeggeri annui a più di 20".

Parafrasando le indicazioni di sicurezza spiegate ai passeggeri prima di ogni partenza, gli attivisti spiegano che "non ci sono mascherine d’ossigeno che escono quando l’aria della città si fa irrespirabile, cancerogena, contaminata da biossido d’azoto e pm10. Il giubbotto salvagente non ci salverà dal riscaldamento globale e dall’innalzamento delle acque". e spiegano di non essere contro il singolo turista che prende un aereo per spostarsi ma contro "un sistema che continua a promettere sviluppo infinito in un mondo con risorse finite".

E ancora: "I costi dei biglietti sono bassi perché i reali costi di questa smania di viaggiare per ogni dove in aereo sono redistribuiti a tutto il pianeta (i costi, non i profitti), in una catena di conseguenze che va dal quartiere vicino all’aereoporto, la cui quotidianità è impattata ogni 10 minuti dal rombo dell’aereo che sfiora i tetti delle case, alla città, che già aveva un aria irrespirabile e ora viene modellata come un enorme villaggio turistico fatta di buffet e case che diventano airbnb costringendo chi vive la città, per lavoro o studio, a far spazio ai turisti andando ad abitare lontano dai luoghi dove svolgono le loro attività, arrivando al pianeta intero con un’atmosfera ormai satura di CO2 che causa un surriscaldamento inarrestabile che è arrivato ad un punto di non ritorno".

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