"Non Una Di meno", lo sciopero femminista raddoppia: stop 8 e 9 marzo

Proclamate due giornate di mobilitazione per il quarto sciopero femminista e transfemminista

"Un giorno non ci basta ce ne prendiamo due: l'8 marzo lotto, il 9 sciopero!" Così "Non una di meno" che proclama due giornate di mobilitazione per il quarto sciopero femminista e transfemminista.

A Bologna l'assemblea del 2 febbraio ha dato il via al percorso verso le due giornate, quindi "a un mese dall'8 marzo, inizia il countdown e le iniziative di avvicinamento" fanno sapere "l’8 marzo sarà una giornata di mobilitazione diffusa nelle città con azioni performative, piazze tematiche, iniziative, manifestazioni. Il 9 marzo sarà sciopero generale, interromperemo ogni tipo di lavoro nelle case e nei luoghi di lavoro, senza distinzioni di categoria e di contratto, la marea femminista occuperà di nuovo le piazze con presidi e cortei per uno sciopero politico, sociale e vertenziale".

Sarebbero diversi sono i sindacati che hanno già indetto lo sciopero del 9 marzo 2020: "Il numero sempre più crescente di femminicidi - solo nell’ultima settimana di gennaio se ne contano 7 - denuncia l’urgenza della nostra lotta - si legge nella nota - Una lotta che sin dall’inizio ha puntato il dito contro una violenza sistematica e strutturale che è violenza sessuale, domestica, istituzionale, economica, mediatica e giuridica" e poi "le donne sono retribuite in media il 23% in meno rispetto ai colleghi uomini. Più di 1.400.000 donne ha subito molestie sul luogo di lavoro. Molestie e discriminazioni che, una volta di più, quando riguardano le soggettività Lgbtqia+ vengono taciute e invisibilizzate. I percorsi di fuoriuscita dalla violenza non prevedono alcuna forma di sussidio, i finanziamenti pubblici per i centri antiviolenza sono pari a 0,76 centesimi per ogni donna che vi si è rivolge. Il tasso di medici obiettori di coscienza è pari al 70% medio nazionale mentre sono più di un milione le donne che dal 2003 a oggi denunciano di aver subito pratiche mediche violente o degradanti in sala parto".

Perchè lo sciopero

"Vogliamo un salario minimo e un reddito che sia di autodeterminazione, perchè l'autonomia economica è il presupposto per la fuoriuscita dal ricatto e dalla violenza. Vogliamo un welfare inclusivo e universale senza discriminazioni in base allo status, al genere, al reddito o alla morale dominante. Vogliamo case rifugio, centri antiviolenza, case delle donne, consultori laici, aperti e autogestiti dalle donne. Vogliamo una scuola laica e aperta alle differenze. Vogliamo congedi di maternità, paternità e parentali retribuiti al 100%, di uguale durata per entrambi i genitori ed estesi a tutte le tipologie contrattuali e anche a chi un lavoro non ce l’ha. Scioperiamo perché vogliamo l’abrogazione dei decreti sicurezza che moltiplicano violenza, razzismo e sfruttamento dentro e fuori i confini, soprattutto sui corpi delle donne, e che sanzionano il diritto di manifestare. Vogliamo l’abrogazione della legge Bossi Fini e la chiusura dei Cpr (centri per il rimpatrio). Vogliamo un permesso di soggiorno europeo senza vincoli lavorativi e familiari per la libertà di movimento per le migranti e i migranti. Vogliamo la cittadinanza per chi nasce e cresce in Italia. Vogliamo un altro modello di sviluppo per la giustizia ambientale".

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