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Assalto all'auto di Salvini, Borgonzoni ai giudici: "Ho temuto per la mia vita"

Altra udienza per i fatti del 2013, dove l'entourage di Matteo Salvini fu raggiunto da un gruppo di contestatori durante una visita degli esponenti leghisti a un campo sinti in Bolognina. La senatrice del Carroccio tra i testimoni a deporre

Gli scontri in occasione della visita di Matteo Salvini al campo nomadi di via Erbosa a Bologna, l'8 novembre 2014, culminati nell'assalto all'auto del leader leghista, sono stati "un avvenimento gravissimo, in cui per la prima ed ultima volta ho temuto per la mia incolumità e la mia vita e per quella della gente che era assieme a me, perché chi ci ha aggredito, almeno questa è stata la mia percezione, voleva fare un linciaggio".

A dirlo, testimoniando in Tribunale a Bologna nel processo contro una decina di attivisti dei collettivi, è la senatrice bolognese del Carroccio, Lucia Borgonzoni. In aula era prevista anche la deposizione di Matteo Salvini, trattenuto invece a Roma per la crisi di governo. Dopo aver ricostruito gli avvenimenti di quella giornata, la parlamentare punta il dito contro i collettivi, in particolare contro Hobo, che a suo dire "ha sempre avuto un atteggiamento intimidatorio nei nostri confronti".

Un'ostilità tanto marcata, chiosa Borgonzoni, che "durante la campagna elettorale del 2016 (era candidata a sindaco, ndr) ho fatto fatica ad ottenere le piazze" per i comizi, in quanto "le Forze dell'ordine erano terrorizzate al pensiero di quello che sarebbe potuto succedere".

La testimonianza della senatrice è andata avanti 'a singhiozzo', visto che i legali degli attivisti imputati si sono visti respingere a più riprese dalla giudice molte delle domande con cui intendevano ricostruire il contesto che ha portato ai fatti dell'8 novembre 2014, con particolare riferimento alla visita di Borgonzoni al campo nomadi di pochi giorni prima, conclusasi con un'aggressione all'allora consigliera comunale da parte di un'abitante del campo.

Le domande sono state rigettate in quanto, ha spiegato la giudice, soffermandosi eccessivamente sui fatti pregressi si rischiava di 'allargare' troppo il perimetro del procedimento, che invece riguarda esclusivamente quanto accaduto il giorno degli scontri.

All'uscita dall'aula, poi, Borgonzoni ha ribadito quanto detto durante la testimonianza, spiegando di "aver vissuto, a Bologna, tante contestazioni, ma mai così aggressive". E dopo aver osservato che "il fatto che si stia facendo il processo a quasi sette anni dai fatti dovrebbe farci riflettere sul tema dei tempi della giustizia in Italia", la parlamentare leghista conclude dicendo che "ora vedremo cosa deciderà il giudice, ma credo però che le immagini parlino da sole, al di là delle testimonianze". (Ama/ Dire)

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