Cronaca

Scuola Emilia-Romagna: con la DAD assenze aumentate del 60%

Il dato emerge dalla ricerca annuale condotta dal tavolo regionale sull'adolescenza, basata sui questionari compilati da 20.000 studenti

Foto archivio

Nell'anno della Dad - Didattica A Distanza - tra gli adolescenti dell'Emilia-Romagna le assenze scolastiche sono aumentate di circa il 60%. Il dato emerge dalla ricerca annuale condotta dal tavolo regionale sull'adolescenza, basata sui questionari compilati da 20.000 studenti, presentati oggi da Fabiana Forni, responsabile dell'unità Adolescenti del Comune di Bologna, nel corso di una commissione del consiliare.

L'aumento delle assenze riguarda soprattutto gli alunni stranieri, poi quelli stranieri di seconda generazione e infine gli italiani. Tra le diverse scuole, riferisce Forni, il fenomeno è più evidente negli istituti professionali ed enti di formazione professionale, seguiti dalle scuole secondarie di primo grado e poi dai licei. Il rendimento scolastico risulta peggiorato nel 22,3% dei casi con una maggiore evidenza negli istituti tecnici, poi in quelli professionali e infine nei licei. Rispetto alle difficoltà incontrate con la Dad, "per fortuna il tema della dotazione e di strumenti è quello meno ricorrente", spiega Forni: segno che hanno funzionato gli interventi messi in campo dalla Regione e a livello locale. I temi più riportati dagli studenti riguardano invece la noia, le troppe ore passate davanti allo schermo, l'eccessiva assegnazione di compiti, la demotivazione e l'ansia.

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"Un altro item che ci può aiutare a leggere come sono stati e come stanno i ragazzi - aggiunge la dirigente - è che il periodo trascorso in Dad ha disincentivato la voglia di imparare perchè è un apprendimento di tipo diverso che richiede anche delle competenze digitali diverse. Una cosa positiva che però ci hanno raccontato i ragazzi è che è aumentata la loro capacità informatica e la voglia di condividere esperienze". 

Corsi di recupero in Dad? Perchè se l'emergenza sanitaria sta rientrando?

Nel frattempo c'è chi è contrario anche ai Corsi estivi di recupero in Dad per gli studenti delle superiori di Bologna, come il 'Comitato scuola aperte Bologna' "I dirigenti non possono agire come sceriffi solitari", afferma Agnese Gaia, portavoce del Comitato bolognese, mentre in una nota diffusa oggi alla stampa si legge: "Ci giunge notizia da diverse scuole superiori di Bologna, per citarne uno il Liceo scientifico Sabin, che i corsi di recupero si svolgeranno online. Da dove nasce questa esigenza? Per quale ragione, in un momento in cui l'emergenza sanitaria sta rientrando, le vaccinazioni procedono a ritmo spedito, la regione Emilia-Romagna è zona bianca, ogni attività commerciale e di svago ha riaperto, la scuola e i nostri ragazzi sono ancora condannati alla didattica a distanza?". A queste domande si aggiungono poi le richieste specifiche del Comitato per la scuola. "Ci vogliono - rivendica Gaia - delle linee guida nazionali subito, che non permettano più ai governatori di regione e ai dirigenti scolastici di imporre la Dad ai nostri ragazzi. La Dad non è il futuro, è la tomba dell'istruzione e della formazione socioculturale dei ragazzi".

Ministro Bianchi: "Non dobbiamo dimenticare che la pandemia non è finita e se c'è un posto in cui occorre cautela, è la scuola"

Tutti i venti Paesi- del G20 - sono concordi nel dover tornare sui banchi di scuola in presenza. La Dad dev'essere strumento che non sostituisce la didattica in presenza, ma che allarga i rapporti e gli scambi di conoscenze. Non sostituisce, ma amplia le potenzialità e le relazioni". Così il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi in conferenza stampa all'Auditorium del monastero dei Benedettini di Catania in occasione della riunione ministeriale del G20 su istruzione e formazione - ci stiamo da tempo organizzando per riportare la scuola in presenza - conclude - ma con grande attenzione. Non dobbiamo dimenticare che la pandemia non è finita e se c'è un posto in cui occorre cautela, è la scuola. Abbiamo visto che il virus non conosce frontiere. Dobbiamo garantire sicurezza a scuola e organizzala in relazione al territorio, in modo più articolato. E' anche un problema di trasporti, soprattutto per le scuole superiori che, in genere, si trovano nei capoluoghi". (dire) 

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