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Scuola, i sindacati: "Per i bus ingressi scaglionati e regole". Da Roma inezia

Tanti ancora i nodi da sciogliere per i sindacati Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda

Nella ripartizione delle risorse destinate dal Governo per la scuola, la quota che spetta all'Emilia-Romagna rappresenta "una vera inezia inadeguata a rispondere alle esigenze più volte da noi denunciate".

È la bocciatura firmata dai sindacati Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. "In Emilia-Romagna sono oltre 550mila gli studenti, ben oltre 80mila le unità di personale tra docente e Ata, 530 scuole, un indotto (educatori, personale delle mense) di qualche migliaio di unità - scrivono i sindacati in una nota - che attendono con ansia la ripartenza dell'anno scolastico, che quest'anno sarà ancora più complicato e incerto del passato".

Ieri, in questo contesto, "abbiamo ricevuto il decreto a firma Azzolina-Gualtieri che distribuisce le risorse economiche alle Regioni sulla base degli alunni e delle richieste avanzate dagli Uffici scolastici regionali sul quale diamo un giudizio negativo per come è stata decisa la ripartizione", è il verdetto delle sigle di categoria della scuola: "Per l'Emilia-Romagna si tratta di 55 milioni di euro (circa 2.000 posti) che si aggiungono alla prima distribuzione di 65 milioni (circa 3.000 posti), per un totale di 120 milioni di euro e circa 5.000 posti".

Suddivisi tra le 530 scuole della regione, si parla di circa 9,5 posti per scuola: "Una vera inezia inadeguata a rispondere alle esigenze più volte da noi denunciate. Avevamo già evidenziato i rischi e chiesto alla Regione un impegno per ottenere una maggiore attenzione verso le scuole del territorio ma purtroppo il risultato atteso non è arrivato". Tra l'altro, "cosa molto grave, ad oggi - aggiungono i sindacati - non abbiamo neppure contezza di quanto è stato richiesto dalle scuole e come e quando saranno distribuite queste risorse".

Si tratta poi di posti per il personale a tempo, sottolineano Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda: "Ciò vuole dire che se le condizioni sanitarie peggioreranno fino a determinare la chiusura della scuola, scatteranno i licenziamenti con buona pace della dignità e dei diritti del personale scolastico".

Nel frattempo, "apprendiamo che per superare i problemi legati agli spazi - continua la nota - molte scuole, in particolare le superiori, faranno ricorso alla didattica a distanza. Lo abbiamo detto e ripetuto: si tratta di uno strumento necessario nelle condizioni di emergenza ma non può in alcun modo sostituire la didattica in presenza".

Si tratta tra l'altro di un'esperienza "non regolamentata, che andrebbe addirittura a sopperire alla carenza degli spazi e impatta fortemente sul diritto allo studio degli studenti", ribadiscono i sindacati. Poi ci sono i trasporti, che rappresentano "un altro nodo preoccupante", per i sindacati: "In attesa di conoscere le decisioni nazionali, ribadiamo che vanno aumentate le corse, effettuati gli scaglionamenti negli ingressi, salvaguardate le regole del distanziamento ed effettuati i controlli sui mezzi. La ripartenza in sicurezza passa attraverso il rigoroso rispetto delle regole e non dal loro aggiramento o addirittura da loro adeguamento alle condizioni date. Troppo facile".

Perché l'abbassamento dei limiti di sicurezza "comporta necessariamente un aumento dei contagi che potrebbero riportare la scuola nel caos poco tempo dopo la riapertura", avvertono le sigle di categoria. Che, infine, criticano "aspramente" anche le disposizioni impartite sui corsi di recupero, che "vanno effettuati senza se e senza ma nel rispetto e non nello spregio del contratto di lavoro". (Dire)

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