Scuola a settembre, allarme dei sindacati: "Classi pollaio e pochi docenti, misure fai da te a costo zero"

"La realtà è che in queste condizioni, il ritorno a scuola sarà nel caos, responsabilità nel colpevole ritardo di chi a livello politico ha il dovere di prendere delle decisioni"

A 40 giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico anche in Emilia-Romagna "la situazione è preoccupante, al di là delle rassicurazioni di facciata e dei tentativi di normalizzazione. Nonostante da mesi diciamo che serve
un provvedimento specifico sulla scuola e risorse straordinarie". 

E' l'allarme lanciato dalle sigle regionali FLC CGIL, CISL Scuola FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA FGU Unams: "In Emilia-Romagna registriamo quest’anno un centinaio di studenti in meno, un calo irrilevante
rispetto all’anno scorso quando erano complessivamente 548 mila (con un rapporto alunni/classe di 21,93% ben oltre la media nazionale che si ferma a 20,55%) mentre le risorse attribuite in organico per la copertura del personale non sono sufficienti a costituire classi normo dimensionate". Quindi per i sindacati sarebbero diverse le “classi pollaio, che non bastano ad affrontare la ripresa dell’anno scolastico con l’emergenza sanitaria in atto. Se non verranno urgentemente prese decisioni coerenti in termini di investimenti per edifici scolastici, trasporti, spazi e organici, le misure fai da te a costo zero saranno inadeguate a garantire il diritto allo studio degli studenti a
partire dai più piccoli e dai più fragili".

La didattica a distanza "va considerata come didattica dell’emergenza e quindi complementare, aggiuntiva" e poi "i banchi monoposto... La realtà è che in queste condizioni, il ritorno a scuola per tutti gli studenti sarà nel caos e nell’incertezza la cui unica responsabilità risiede nel colpevole ritardo di chi a livello politico ha il dovere di prendere delle decisioni". 

Scuola, 'trasloco' in Fiera per le classi che non troveranno posto alla luce delle norme Covid

Secondo i dati dei sindacati in Emilia-Romagna a settembre mancheranno 17.565 insegnanti (posti vacanti) per raggiungere l’organico di fatto del corrente anno scolastico di 57.435, pari al 30,58% dei posti scoperti. Oltre il
60% dei docenti in servizio sul sostegno sarebbe privo di specializzazione e, continuano, molte cattedre/posti
non potranno essere coperti da assunzioni perché diverse graduatorie (in particolare quelle delle discipline scientifiche) sono esaurite e i nuovi concorsi sono stati posticipati cosicché, se si riuscirà a rinnovare le graduatorie, avremo migliaia di supplenze con il rischio concreto che i posti saranno coperti da personale non ancora laureato o qualificato.

"Questo è il modo per mettere in ginocchio la scuola, impoverendola e dequalificandola, nonostante il sindacato abbia avanzato delle proposte rimaste inascoltate: equiparare organico di diritto e di fatto e indire un concorso
straordinario per soli titoli per coloro che avevano maturato almeno tre annualità di servizio nella scuola pubblica". 

Personale ATA

"Entro il 1 settembre dovranno essere assunti 4.107 lavoratori (pari al 26,77%) per raggiungere l’organico in servizio quest’anno. Allarmante è la situazione dei posti scoperti di Direttore dei servizi generali amministrativi (DSGA) che rasenta il 60% e che al contrario avrebbero potuto essere coperti sia da coloro che hanno sostenuto il concorso che dai facenti funzione DSGA che da anni vengono utilizzati dallo Stato senza che sia garantito loro il diritto ad occupare quei posti in forma stabile". 
Questi sarebbero i numeri dell’organico che mancano per arrivare alla situazione attuale, al quale andrebbe aggiunto il fabbisogno per affrontare l’emergenza COVID-19 che secondo una nostra stima dovrebbe essere incrementato almeno del 10-15%.

"Allo stato attuale non sappiamo ancora quante siano le situazioni a rischio dettagliate in ogni scuola, ossia quanti alunni in ogni classe di ogni istituto dovranno stare fuori per ragioni di sicurezza e quanti spazi aggiuntivi saranno necessari - quanti e quali sono gli investimenti previsti dalla Regione e dagli enti locali per rendere più sicuri gli spazi a disposizione degli studenti? Ed esiste una mappatura dello stato degli edifici scolastici?"

Quindi "Come potranno gli organi collegiali, organizzare nel rispetto dell’autonomia scolastica un’offerta formativa di qualità, in assenza di queste fondamentali informazioni? E soprattutto di chi sarà la responsabilità? La realtà che ci appare è che avendo predisposto linee guida senza un giusto investimento di risorse e senza indicazioni precise, si stia scaricando una grossa responsabilità sulle autonomie scolastiche e sui dirigenti scolastici".

Le sigle sidicono impegnati affinché la scuola riapra a settembre "in presenza, ma non intendiamo assecondare strade che non prevedano stanziamenti aggiuntivi. Siamo al fianco delle famiglie che hanno il diritto di sapere
cosa succederà dei loro figli a settembre. Non servono scorciatoie e il tempo delle chiacchiere è finito. Servono i fatti e un grande investimento sulla scuola finalizzato alla crescita del paese, ora e subito. Più scuola, più personale, più investimenti per una scuola pubblica rinnovata e più forte di prima della pandemia. Questa è la realtà che vorremmo raccontare alla Ministra quando verrà in visita, speriamo presto, nella nostra regione. Così come riteniamo una necessità il coinvolgimento delle OOSS nei tavoli regionali sulla ripartenza", concludono.

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