Musica, i maestri: "Incomprensibile stop ai corsi per infanzia"

Gli insegnanti chiedono chiarimenti sull'ultima ordinanza regionale anti Covid, per capire in particolare se con "corsi di formazione" si intendono anche i centri ludici, ricreativi ed educativi per bambini

Agenzia Dire

"Conservatori aperti in zona rossa ma scuole di musica dedicate all'infanzia no". A ritenerlo un paradosso sono gli insegnanti del Cemi, cooperativa sociale specializzata in educativa dell'infanzia tramite la musica, che hanno diffuso un comunicato stampa per segnalare di trovarsi "in una situazione alquanto singolare, che probabilmente non riguarda solo noi ma tutti quelli che si occupano di educazione della scuola d'infanzia e primaria (educativa, doposcuola, scuole di musica e arte), una fascia che attualmente frequenta la scuola materna o svolge le lezioni in presenza alle scuole dell'obbligo".

Ci sono motivazioni "didattiche, mediche e psicologiche per cui i bambini di questa età non possono accedere alla Dad", continuano i maestri di musica, segnalando che "la nostra scuola come molti altri soggetti è stata messa in sicurezza e abbiamo sospeso le lezioni di gruppo, cosa che ci costa in termini economici, ma non è la nostra massima preoccupazione attualmente".

In questa situazione, "troviamo incomprensibile che le lezioni di musica proseguano regolarmente nei conservatori, persino in zona rossa e persino per quanto riguarda le lezioni collettive - si legge nella nota - mentre a dei bambini che hanno bisogno di continuità e regolarità siano proibite lezioni frontali uno a uno".

Gli insegnanti chiedono chiarimenti sull'ultima ordinanza regionale anti Covid, per capire in particolare se con "corsi di formazione" si intendono anche i centri ludici, ricreativi ed educativi per bambini: se così fosse, secondo gli i docenti del Cemi questa disposizione sarebbe in conflitto con il Dpcm del 3 novembre, il quale prevede che "è consentito l'accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all'aria aperta".

Tanto più che nello statuto del Cemi, si aggiunge nella nota, si parla di "servizi socio-sanitari ed educativi" ai sensi della legge 381 del 1991. "Non ci immaginiamo un bambino di quattro anni fare una lezioni davanti ad uno schermo invece che alla sua maestra, sappiamo che in zona rossa questo sarà inevitabile - continua il comunicato - ma abbiamo il dovere, per la tutela e il rispetto dei diritti dell'infanzia, di lottare affinché fino a quel momento i bambini e le attività che garantiscono loro serenità, normalità, felicità e routine rassicuranti siano garantite prioritariamente".

Gli insegnanti dunque chiedono "un'interlocuzione pubblica sulle problematiche sollevate, non solo per noi ma per tutti i soggetti in città che si trovano in questo momento nelle nostre stesse condizioni di difficoltà sul piano etico e pratico, coi soggetti politici coinvolti: in primis la Regione ma anche il Comune".

Aggiungono i maestri di musica: "Non sottovalutiamo minimamente lo sforzo degli operatori sanitari a cui va tutta la nostra gratitudine e sostegno, non chiediamo di stare aperti per questioni meramente economiche o egoistiche, vorremmo solo che si considerasse con la giusta competenza e centralità l'infanzia". (Dire)

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