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Giovedì, 9 Febbraio 2023

Dai domiciliari alla Dozza: trasferisce denaro per evitare il sequestro|VIDEO

Finisce in cella uno degli indagati dell’operazione “Ragnatela”, che a fine ottobre aveva portato alla scoperta di un sistema di gestione illecita di una casa di riposo ad Alto Reno Terme

Finisce in carcere uno degli indagati, già sottoposto agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Ragnatela”, che a fine ottobre aveva portato alla scoperta di un sistema di gestione illecita di una casa di riposo ad Alto Reno Terme con misure cautelari personali e reali eseguite dai militari dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri di Bologna. 

"Una consorteria criminale", come l'hanno definita gli inquirenti, che, alla fine del 2015, è subentrata nella gestione di una società - titolare di una casa di riposo  - in  stato di dissesto economico-finanziario, ciò - secondo  gli investigatori - al fine di distrarre gli asset societari, composti dall’azienda e dall’immobile adibito a struttura residenziale, del valore di oltre 7,5 milioni di euro. 

Operazione Gdf e carabinieri, arresti e sequestri per 2 milioni di euro. Indagini partite da Alto Reno Terme 

L'indagat era già destinatario di un sequestro preventivo diretto e “per equivalente”, fino a di 2 milioni di euro, per i reati di associazione per delinquere, estorsione (aggravata dal cd. “metodo mafioso”), bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, emissione di fatture per operazioni inesistenti, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate.

I successivi sviluppi dell’operazione hanno fatto emergere che durante la detenzione domiciliare, ha continuato con le attività illecite trasferendo oltre 65 mila euro da una società a lui riconducibile in favore di una terza impresa, nel tentativo di sottrarle al sequestro preventivo in atto.

Il G.I.P. del Tribunale di Bologna - Dott. Alberto ZIROLDI, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nella persona del P.M. - Dott. Roberto CERONI, ha quindi disposto l’applicazione della misura di massimo rigore ritenendola “la sola idonea a contrastare efficacemente le esigenze cautelari”.

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