Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Sequestrati beni per 100 milioni di euro a due imprenditori vicini alla camorra

L'indagine della Dda di Napoli è partita da operazioni immobiliari sospette tra Bologna e Ravenna. Antimo Morlando ed Emanuele Di Spirito sono ritenuti vicini ai clan Puca e Perfetto. Allo Stato 161 beni immobili

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Avevano creato un impero immobiliare e operavano a cavallo tra Bologna e l’Emilia-Romagna, la Campania e la Calabria. E grazie agli investimenti nel mattone riciclavano e rinvestivano i soldi dei clan. Per questo la Guardia di Finanza ha sequestrato beni e società, formalmente intestate a prestanome ma riconducibili a due imprenditori campani, Emanuele Di Spirito, di 62 anni,  e il 63enne Antimo Morlando, vicini ai clan Puca e Perfetto della provincia di Napoli.

In particolare, i finanzieri del comando provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, con i colleghi del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e con il supporto dei militari in forza ai Comandi Provinciali di Napoli, Caserta, Benevento e Cosenza, hanno sequestrato un ingente patrimonio di società operanti nei settori dell’edilizia e immobiliare, per un valore complessivo di circa 100 milioni di euro. 

Sequestrati capannoni, locali e altri edifici

I sigilli sono stati messi a 161 beni immobili, che ora sono nella disponibilità dello Stato. Tra questi anche capannoni, immobili a uso industriale, locali e terreni, nelle province di Napoli, Caserta, Benevento e Cosenza. Sequestrati anche 25 tra auto e veicoli commerciali, 7 conti bancari e 16 quote di partecipazione societarie.

I beni confiscati erano nella disponibilità dei due imprenditori, già condannati in via definita, a vario titolo, per concorso esterno in associazione a delinquere e trasferimento fraudolento di valori anche aggravato dal metodo mafioso e detenuti nei carceri di Santa Maria Capua Vetere e Secondigliano. Nonostante i due siano in carcere -  Di Spirito deve scontare una condanna  definitiva a 13 anni e Morlando a 6 anni - riuscivano comunque a gestire le loro società, vendendo e comprando immobili e facendo affari attraverso una rete di prestanome. 

L’indagine della Dda di Napoli

Il provvedimento di confisca eseguito da militari del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna è l’epilogo delle indagini dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, nate da una costola dell'operazione Omphalos che nel 2017 ha assestato un duro colpo ai clan campani che operavano in Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, Umbria, Abruzzo e Sardegna e aveva acceso un faro sulle attività della camorra nel mattone. In particolare, erano finiti sotto la ante delle Fiamme Gialle alcuni investimenti immobiliari ritenuti sospetti, in diverse zone delle province di Bologna e Ravenna. A insospettire era il fatto che gli acquirenti di capannoni, locali, negozi e appartamenti fossero persone che apparentemente non avevano redditi di alcun tipo. 

Meccanismo che dal 2017 ad oggi non era cambiato.  "Le indagini hanno consentito di analizzare una rete di società formalmente intestate a persone compiacenti - spiega la Gdf - ma di fatto gestite dai due imprenditori. Le società venivano utilizzate per operazioni speculative immobiliari che servivano ad agevolare gli investimenti di alcuni clan e il reimpiego di denaro sporco, facendo importanti profitti".  

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