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"Ostaggi degli anti-sfratto" "No, rifiutate il dialogo": botta e risposta tra Social Log e proprietari di case

Sfogo a mezzo stampa di una famiglia di proprietari di case sui metodi del collettivo anti-sfratto Social Log, ma quest'ultimo risponde ribadendo l'intenzione di voler proseguire con le proteste

Uno scontro a mezzo stampa. E' l'ultima frontiera della battaglia sulla casa in città, consumata tra proprietari di immobili e collettivi anti-sfratto operanti in città, consumata questa volta attorno a una vicenda che sintetizza il forte contrasto che la crisi economica ha portato sotto le due torri. La vicenda è una delle tante che spesso si verificano in condizioni di difficoltà economica: uno stipendio che non basta, una famiglia, la perdita del lavoro, lo sfratto, e gruppi organizzati a volte che lo impediscono. Solo che questa volta sono i proprietari delle case ad alzare la voce per primi.

"Siamo ostaggio di questi collettivi anti-sfratto" è, in sintesi, l'opinione espressa da una famiglia di locatori di via Carracci, i cui appartamenti, sono abitati da oltre un anno senza affitto versato, e con le utenze dell'acqua arretrate. Le procedure di sfratto sono già state avviate, ma già per quattro volte l'ufficiale giudiziario ha trovato un picchetto anti-sfratto presidiare l'appartamento da liberare, impedendo di fatto la liberazione dell'appartamento. 

"Gli inquilini morosi ci devono oltre 10mila euro, e noi non siamo certo dei proprietari con 50 case: sì, ne abbiamo qualcuna ma abbiamo anche noi i nostri bisogni". A sfogarsi è il signor Valmori, 72enne, che con la moglie e la figlia gestiscono diversi appartamenti in città, alcuni proprio nello stesso stabile dell'inquilino moroso. "Non è possibile che, con una sentenza di un giudice, non si riesca a rientrare in possesso di quell'alloggio, per le attività di questi gruppi organizzati. Anche noi abbiamo bisogno, mia moglie è malata, necessita di cure 24 ore al giorno, farmaci e quant'altro. Abbiamo urgenza di trovare un assistente ma siamo in difficoltà anche per questa situazione".

La situazione sta tutta nell'appartamento di loro proprietà, affittato da qualche anno a una famiglia di tre persone, dove solo il padre risulta impiegato. "Non capisco come una persona con un lavoro in regola non possa pagare un affitto di poche centinaia di euro al mese" chiosa Valmori, che ricorda anche come, in passato, il condominio avesse anche offerto un lavoro, pagato con voucher, alla moglie dell'uomo, lavoro poi rifiutato. 

La risposta del collettivo non tarda ad arrivare. "No, guardi, sono loro che hanno detto no alla nostra proposta" commenta a caldo Luca, militante di Social Log, che puntualizza: "Ai proprietari abbiamo proposto di applicare il protocollo sugli sfratti: loro sarebbero immediatamente rientrati di quasi tutta la cifra arretrata, e nel frattempo la famiglia di Ayele (il nome dell'inquilino moroso, ndr) avrebbe avuto tempo per accedere alla casa popolare, per la quale ha fatto regolare domanda e che lo vede assegnatario già da quest'anno. Ma la proprietà ha rifiutato categoricamente questa opzione, per cui siamo a questo punto".

In un lungo comunicato pubblicato sul suo profilo Facebook, Social Log puntualizza ulteriormente sulla vicenda, e aggiunge: "Al prossimo accesso dell'ufficiale giudiziario il Comitato sarà presente per permettere alla famiglia di Ayele di ottenere la casa popolare ed conquistare il diritto del “passaggio da casa a casa” previsto anche dalla Carta Sociale Europea".

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