Sgombero in piena emergenza Covid-19: "Vivo in strada con la paura del contagio. Il canone lo pagavo ogni mese"

Caterina ha scritto a BolognaToday perchè vive per strada dal 3 aprile e si dice disperata: "Il provvedimento è arrivato proprio quando lo stesso appartamento mi è stato assegnato come casa coniugale dopo la separazione”

La porta dell'appartamento sequestrato

Gli hashtag restiamo a casa, io resto a casa, restate a casa non valgono per tutti perchè c'è chi un tetto non ce l'ha. Un'emergenza nell'emergenza è infatti quella delle persone senza fissa dimora, per le quali a Bologna è stato esteso il Piano Freddo e per le quali si era mossa anche la onlus 'Avvocato di Strada' volendo evitare il sanzionamento previsto per la violazione dell'articolo 650 (stare in strada senza un valido motivo) ma senza alternativa. Oltre a coloro che una casa non ce l'avevano già prima della pandemia, c'è anche chi l'ha persa proprio nel pieno dell'emergenza. 

"Mi chiamo Caterina, ho 46 anni e mentre la cosa più sicura per la salute di tutti in questo periodo è restare a casa, a me l'hanno tolta nonostante pagassi l'affitto da quasi un anno. Fino a qualche settimana fa ero residente in via Tibaldi (all'interno di un edificio Acer), poi in virtù di un decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Bologna, lo scorso 3 aprile, in piena emergenza sanitaria da diffusione del Covid-19 sono stata sgomberata, in barba ai dettami del decreto Cura Italia e ai proclami di 'rimanere in casa' al fine di tutelare la propria salute e quella altrui". 

Appartamento occupato, ma c'è il codice di pagamento per l'affitto: "280 euro al mese" 

"E' vero, l'appartamento nel quale vivevo con i miei due cani lo avevo occupato per stato di necessità (viste la mie condizioni di indigenza) non avendo altro alloggio ove dormire, né la possibilità di reperirne uno. Per questo immobile, che peraltro mi è stato assegnato quale casa coniugale dallo stesso Tribunale di Bologna con decreto di omologazione della separazione preciso che ho comunque sempre corrisposto un'indennità di occupazione nella misura determinata e pari circa a euro 280 al mese. Ebbene, da persona incensurata e che non ha mai avuto problemi con la giustizia, mi sono vista costretta a commettere tale fatto  per la necessità di salvare me stessa dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo non volontariamente causato, né altrimenti evitabile".

A confermare le parole di Caterina il suo legale, l'avvocata Rita Cosenza, che parla di una situazione che ha del paradossale per almeno un paio di motivi visto che "Lo Stato manda a casa boss mafiosi per il rischio Covid-19, ritenendo prevalente il diritto alla salute su quello di tutela dell’incolumità publica, e al contempo sgombera, esponendoli al rischio contagio, persone come Caterina, che occupano un alloggio popolare per stato di necessità. Stesso alloggio che ora le è stato assegnato come casa coniugale e oltre tutto la notifica del Tribunale arriva nello stesso giorno del provvedimento. Quasi una beffa". 

Fuori di casa proprio mentre i servizi sociali e le strutture di accoglienza sono in stand-by

"E', del resto, paradossale che nonostante l'art. 103 comma 6 del decreto “Cura Italia” (approvato per far fronte all'emergenza generata dalla pandemia) - prosegue il legale della donna che ha subito lo sgombero - abbia sospeso fino al 30 giugno l'esecuzione dei provvedimenti di rilascio degli immobili, possa tuttavia trovare applicazione un decreto di sequestro preventivo, tale da creare un grave pregiudizio anche irreparabile del diritto alla salute. E' bizzarro, insomma, che mentre si chiede a tutti di stare in casa, soggetti fragili e in precarie condizioni economiche vengano lasciati in balia del proprio destino in un momento in cui il ruolo dei servizi sociali comunali e delle strutture di assistenza non può di certo essere regolarmente svolto". Intanto è stata fatta richiesta di riesame e appello al Tribunale di Bologna. 

Caterina, per effetto del provvedimento, è dunque uscita di casa il 3 aprile mentre tutti i suoi mobili e tutte le sue cose sono state portate in un magazzino nel quale potranno restare non oltre un mese. La cosa più grave per lei sono i suoi due cani, trasferiti in un rifugio, anche loro per un tempo determinato: "Mai mi sarei tuttavia aspettata di essere buttata in mezzo alla strada in piena emergenza sanitaria. Ritengo che il provvedimento non andava emanato, almeno non in questo momento storico.Sono disperata ora vivo in mezzo alla strada durante il giorno mentre di notte cerco di trovare ristoro presso qualche amica che mi ospita. Ho fatto fatica a pagare ogni mese quei 280 euro ma l'ho fatto . Fra l'altro era sfitto da un paio di anni e adesso lo è ancora, mentre altri due appartamenti del palazzo sono liberi. Sono disperata e faccio un appello pubblico perchè non so dove andare e ho paura del contagio. Chiedo ad Acer di prendere in mano il mio caso, visto che alla fine l'assegnazione c'è stata". 


 

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