Sgombero via Irnerio, disoccupati e senza garanzie per una casa: le storie degli occupanti

Molti hanno subito degli sfratti dopo un licenziamento, altri faticano a trovare chi affitti loro una casa perchè non hanno garanzie. Tra loro anche bambini, anziani, mamme. "Speravamo si trovasse un accordo, avevamo anche iniziato a pagare. Ora dove andremo?"

Le famiglie lasciano via Irnerio

Un mucchio di valigie ammassate, sacchi di plastica con i vestiti e gli effetti personali, peluches e giocattoli presi all'ultimo minuto,  nella fretta e nella concitazione di un risveglio particolarmente brusco anche se non totalmente inaspettato per gli inquilini dello stabile occupato in via Irnerio e sgomberato ieri mattina.

Chi sono queste persone e perchè hanno occupato? Per la maggiore si tratta di famiglie con bambini, ci sono anche alcune coppie e qualche single. 

Tra loro, ad esempio, c'è Said. Ha 45 anni e viveva in via Irnerio da 2 anni insieme alla moglie e ai figli di 4 e 6 anni: "Sono originario del Marocco e sono venuto in Italia per lavorare: faccio il camionista, ma sono rimasto senza lavoro e senza casa. Mia moglie lavora, ma a queste condizioni nessuno ci dà una casa in affitto. Io ne ho cercata una, anche piccola, anche fuori. Per una cifra che io mi possa permettere...400 euro al mese. Io pagavo le bollette della luce qui in questa casa. Ho anche Internet e l'ho sempre pagato" dice con orgoglio. 

Said-2

Anche Bushaib, più timidamente e chiedendo di non essere immortalato racconta la sua storia. E' in Italia da 5 anni, mentre sua moglie è nel nostro Paese da 20 anni: "Io e mia moglie eravamo già stati sgomberati qualche anno fa a Borgo Panigale. Lei era incinta e quando ha partorito, il mio primo figlio è morto. Poi, grazie al cielo, ne abbiamo avuto un altro (che nel frattempo gioca a nascondino con gli altri, fra le auto parcheggiate in via Alessandrini ndr). Sono un elettricista, ma non ho un lavoro. Mia moglie ha un impiego per 2 ore al giorno, fa le pulizie. Da stasera non sappiamo dove andremo". 

Raghda è una giovane mamma. Ha 29 anni e arriva dalla Tunisia. E' stata sfrattata tempo fa e nonostante abbia un lavoro a tempo indeterminato dice che nessuno le vuole affittare una casa perchè straniera: "Ho una bambina di 4 anni e vivevo qui con mio marito da 8 mesi. Ho tante cose in quella che considero ancora la mia casa. Non vogliamo andare in albergo, non vogliamo soluzioni temporanee e non adatte alla vita con dei bambini piccoli: noi abbiamo cercato di pagare un mensile e pagavamo le bollette dell'Enel, piano piano saremmo riusciti a pagare anche il debito di 40 mila euro che pesa su questo immobile". 

Rghda ed Hedia-2

Anche Hedia viene dalla Tunisia ed è molto arrabbiata (GUARDA IL VIDEO DI DENUNCIA). Tiene in braccio il nipotino di 9 mesi, figlio della sorella (la donna malata di diabete che questa mattina è stata trasportata in ospedale): "Ero qui da 2 anni insieme a mio marito, i miei due figli di cui uno ancora minorenne e la famiglia di mia sorella. Speravamo davvero tanto di raggiungere un accordo, ma così non è stato. Non ci credo ancora che abbiano eseguito questo sgombero. Noi avevamo iniziato a pagare prima 100, poi 110 e poi ancora 120 euro al mese più le bollette. Il gas no - ammette - per quello avevamo delle bombole. E neppure l'acqua. Ma avremmo pagato". 

COSA E' SUCCESSO IERI. Ieri mattina all'alba la Polizia ha iniziato lo sgombero della palazzina di via Irnerio occupata da tre anni da oltre 50 persone e 9 nuclei familiari con bambini anche piccoli. Una giornata di 'resistenza' e di tensioni fra gli attivisti Asia Usb e le Forze dell'Ordine, che alla fine (dopo un presidio che ha bloccato la strada per ore congestionando il traffico) ha visto l'occupazione della chiesa di via Mascarella, mentre in due si rifiutavano di scendere dal tetto. Poi, dopo oltre 12 ore i due occupanti sono scesi e tutti si sono riuniti all'interno della Chiesa di Santa Maria e San Domenico della Mascarella, mentre alcuni rappresentanti hanno raggiunto la sede della Curia in via Altabella, dove hanno incontrato l'Arcivescovo Matteo Maria Zuppi e l'assessore al welfare Amelia Frascaroli. 

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