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Crisi idrica, è allarme siccità: la Regione chiede lo stato di calamità

Da ottobre ad oggi ha piovuto troppo poco: questo ha inciso sulla ricarica delle riserve idriche, sia degli invasi superficiali che nelle falde

La Regione Emilia-Romagna ha attivato le procedure per la richiesta dello stato di emergenza nazionale per la crisi idrica che ha colpito il territorio.

E' dunque ufficialmente siccità: Domani, si terrà in città un incontro per raccogliere tutte le informazioni utili a motivare adeguatamente l'istanza da presentare al Dipartimento nazionale di Protezione civile. Parteciperanno alla riunione l'Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile, Atersir, Arpae, Anbi (Associazione bonifiche) e Cer (Canale emiliano-romagnolo).

L'allarme è già stato affrontato già lo scorso 29 maggio nell'ambito dell'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto idrografico del fiume Po, ma la Regione, unica interessata dalla criticità, ha deciso di chiedere lo stato di emergenza, anche per avere il prima possibile il riconoscimento. In caso di ok del Governo, verranno messe in campo misure straordinarie per affrontare la situazione che sta interessando in particolare i settori agricolo e potabile.

Da ottobre ad oggi ha piovuto troppo poco: questo ha inciso sulla ricarica delle riserve idriche, sia degli invasi superficiali che nelle falde. I deficit maggiori si riscontrano nelle province di Piacenza e Parma dove, fino allo scorso maggio, le piogge cumulate risultano inferiori del 40-50% rispetto a quelle attese (ossia tra 200 e 300 millimetri in meno). Consistenti, ma meno intense, le carenze idriche nella parte centro-orientale del territorio dove si riscontrano deficit percentuali tra 20% e 40% (reggiano, modenese e gran parte della Romagna) e inferiori al 20% (ferrarese, bolognese e aree limitrofe del ravennate). Solo la costa risulta esclusa dalla situazione di difficoltà. (Dire) 

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