Cronaca

Sigaretta elettronica: solo un bolognese su tre crede aiuti a smettere

Mentre si discute sui luoghi in cui consentire il loro utilizzo, l’ultima indagine dell’Osservatorio Sanità di UniSalute svela che solo il 35% dei bolognesi crede sia una valida tecnica per smetterla con le sigarette.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Solo un bolognese su tre crede che la sigaretta elettronica sia un rimedio per smettere di fumare. Anche se il fenomeno sembra avere preso piede in Italia - sempre più spesso si incontrano persone che "simulano" il piacere di una tirata affidandosi a questi apparecchi elettronici - solo il 35% degli intervistati nel capoluogo emiliano crede sia una valida tecnica per smetterla con le sigarette.

Lo rileva l'ultima indagine dell'Osservatorio Sanità2 di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, che ha preso in esame alcuni aspetti del legame tra fumo e felsinei. Un'indagine che arriva mentre in Italia si discute se e come regolamentarne l'uso nei luoghi pubblici e la loro promozione pubblicitaria.

Che a pesare sull'esito della ricerca siano state anche le polemiche sui suoi potenziali effetti dannosi alla salute? In realtà quasi la metà dei bolognesi (44%) crede che l'unica rimedio per smetterla con il fumo sia legato alla reale forza di volontà di chi vuole smettere e sono scettici nei confronti di qualsiasi altra soluzione, che siano ipnosi ed agopuntura (11%), farmaci (7%) o le soluzioni a base di nicotina come gomme e cerotti (2%).

Quella tra italiani e sigaretta è una relazione piuttosto stretta, se nel 2011 si calcolava che fossero 11,8 milioni i fumatori (circa il 22% della popolazione) e - dati ISTAT -circa 85 mila le persone che ogni anno perdono la vita in Italia per case attribuibili al fumo.

Quali incentivi - secondo gli intervistati - potrebbero essere un buon deterrente per non avvicinare le persone al fumo o farli smettere? Il primo consiglio che i bolognesi si sentono di dare è di attuare una misura che colpisca le tasche dei fumatori, con un aumento consistente del costo delle sigarette (40%). Segue un maggiore utilizzo di campagne pubblicitarie e comunicazioni che sensibilizzino sui danni che il fumo arreca alla salute (34%). Infine una campagna educativa nelle scuole organizzata dal Ministero (26%).

Proprio i giovani sono una delle fasce più attratte dalla sigaretta: secondo l'ultimo rapporto dell'Istituto Superiore della Sanità3 a livello nazionale il 16% dei maschi e il 22% delle femmine tra i 15 e i 24 anni fuma.

Quando si parla di fumo gli aspetti più preoccupanti per gli emiliani - come rileva l'Osservatorio UniSalute - restano quelli legati ai danni alla salute, in particolare quelli provocati dal fumo passivo nei non fumatori e nei bambini (31%) e quelli attivi nei fumatori (30%), mentre sono meno percepiti come un danno i costi che gravano sul Sistema Sanitario Nazionale per i danni provocati dal fumo (17%). Dal punto di vista della sostenibilità del nostro SSN l'incidenza è in realtà notevole, basti pensare che per il trattamento di pazienti affetti da patologie attribuibili al fumo di tabacco la spesa ospedaliera nazionale già qualche anno fa ammontava a circa 3,4 miliardi di euro mentre la spesa sanitaria complessiva era di oltre 7,5 miliardi di euro4 .

È quindi chiaro che un'efficace attività di prevenzione per limitare sempre più l'utilizzo di sigarette e tabacco porterebbe benefici anche al sistema sanitario nazionale nel suo complesso, oltre che alla salute dei cittadini.

1 Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora ad inizio febbraio 2013 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età (over 30), sesso ed area geografica.

2 L'Osservatorio Sanità di UniSalute, avviato nel 2002 con l'obiettivo di monitorare il mondo della sanità integrativa, si occupa oggi anche della percezione degli italiani su temi quali prevenzione, fiducia, competenza, conoscenza dei servizi sanitari pubblici e privati, oltre che sul ruolo del welfare sanitario in azienda.

3 Rapporto "Il fumo in Italia 2011" realizzato dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell'Istituto Superiore di sanità in collaborazione con la Doxa

4 Dati emersi da uno studio dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - 2011

UniSalute è la prima Compagnia in Italia ad occuparsi esclusivamente di assicurazione sanitaria in modo unico ed innovativo attraverso il lavoro di 560 persone, tra cui 45 medici presenti in azienda e un network qualificato di strutture sanitarie convenzionate direttamente presso le quali gli assicurati possono usufruire di prestazioni sanitarie di qualità con ridotti tempi di attesa e con il pagamento della prestazione da parte della Società.

Ogni cliente UniSalute ha dietro di sé la forza di 4,3 milioni di assicurati e di una "centrale di acquisto" che garantisce un controllo qualificato e costante della qualità: 9 clienti su 10 consigliano la struttura in cui hanno effettuato le cure. La rete di strutture sanitarie convenzionate è diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale e comprende ospedali, case di cura, poliambulatori, centri diagnostici e fisioterapici, studi odontoiatrici e di psicoterapia.

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