Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca Viale Antonio Aldini

Omicidio Caramazza: perseguitata e molestata l'S.O.S.di Silvia in un blog

I suoi pensieri più intimi, i legami che la cingevano troppo forte, la pressione psicologica cui era sottoposta, di questo e altro Silvia avrebbe parlato nel suo blog per aprire il suo cuore, affidare paure ed emozioni. E ora a rileggere quelle righe si intravede, forse, l'ombra dell'assassino

I suoi pensieri più intimi, i legami che la cingevano troppo forte, la pressione psicologica cui si sentiva sottoposta, velate molestie fisiche, pedinamenti cui era sottoposta, questi alcuni degli argomenti che ricorrono nel blog, attribuito a Silvia Caramazza, la donna uccisa e nascosta nel congelatore del suo appartamento, in via Aldini. Nel suo blog la donna, sensibile e dalla "penna" che scorre veloce e pungente, apriva il suo cuore. Un diario, un confidente, cui rivelare paure ed emozioni, tormenti interiori.
Molti infatti gli sfoghi si parla di qualcuno che la tiene sempre sotto pressione psicologica, spiandola attraverso investigatori e telecamere, controllandole telefonino e chat, dando in escandescenza per sospetti e gelosie. Parla di un uomo che la chiede con troppa insistenza e la tocca, contro al sua volontà, la molesta. Poi parla ancora di rapporti logori, sfiancanti, Silvia.
A rileggere alcune delle sue pagine di diario virtuale, oggi, dopo l'orribile fatto, vengono i brividi. Non solo si conosce meglio Silvia, che si delinea come una donna provata, ma lucida, a scanso di quanto si sia raccontato di lei (spesso descritta come in preda a depressioni violente e sotto psicofarmaci). Ma soprattutto dietro quanto racconta la giovane sembrerebbe stagliarsi l'immagine del suo omicida e il movente. Ora da capire chi sia l'uomo che la teneva sotto pressione, se il suo compagno Giulio Caria (ora in carcere perchè unico indiziato) o magari il fantomatico ex che sarebbe rientrato nella vita della 39enne (cui ha fatto riferimento Caria professandosi innocente).

ALCUNI STRALCI DEL BLOG DI SILVIA. La sofferenza e i dubbi della vittima di viale Aldini, attraverso le sue stesse parole.
"C’è una linea sottile tra il sospetto e la violenza, psicologica intendo. Va da se che rompere telefoni cellulari o computer faccia parte di una violenza psicologica ben definita anche penalmente. Ma anche tenere sotto pressione una persona facendole credere di essere controllata non è un’azione che può passare così, senza colpo ferire. Dire a una persona ”ti controllo il telefono e le mail tramite un investigatore” è una pressione che a lungo andare logora e sfibra chiunque...
Non sentirsi sicuri al telefono, sapere che un ex potrebbe in un futuro incerto scrivere una mail mette in allerta, anche se non si ha nulla da nascondere. Trovare telecamere in casa messe ”per controllare se qualcuno entra” potrebbe anche essere lecito, ma se sono in casa mia e nessuno mi ha mai avvertito della loro esistenza la trovo un’intrusione altrettanto fastidiosa rispetto alle precedenti. Andare a cena fuori e sentirsi dire ”ti ho fatta seguire per sapere se quel maniaco del tuo amico ti seguiva” mi pare un arzigogolio inutile, mi hai fatta seguire? Ma siam pazzi. Ma c’è un altro grado di violenza. Quella velatamente fisica. Se dico che non ho voglia di rapporti e mi tocchi non una, ma più volte ripetutamente, oltre a darmi un fastidiosissimo senso di repulsione, penso rientri tra le molestie sessuali. Poi mi dici che vuoi essere chiamato amore…

Attraverso il suo diario virtuale probabilmente la donna lanciava il suo S.O.S. La rete, il mondo, non l'hanno saputo cogliere. Forse, un'altro femminicidio annunciato, che si sarebbe potuto frenare...

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