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Cronaca Santo Stefano / Viale Antonio Aldini, 28

Caramazza, due testimoni chiave incastrerebbero Caria. Ecco perchè "mente"

Un buco nell'acqua le testimonianze a cui si appella Caria, mentre i vicini confermerebbero i sospetti: tornato sulla scena del crimine si è liberato dei panni insanguinati

Due vicini di casa, un uomo e una donna, hanno offerto degli spunti interessanti che potrebbero spiegare come e quando Giulio Caria si sarebbe liberato dei panni e delle lenzuola sporchi di sangue: dalla testimonianza dei due riportata nell'Ordinanza di custodia infatti, l'auto che usavano Silvia e Caria martedì 25 luglio alle ore 16 si trovava nel cortile condominiale con le quattro frecce accese e che la luce di una delle stanze dell'appartamento era accesa (tapparelle abbassate e luce artificiale). Un passo indietro invece per la seconda testimonianza: sabato 22 giugno intorno alle tre del pomeriggio Caria è stato visto trasportare tre sacchi dell'immondizia fuori di casa. Saranno questi elementi a inchiodare il sospettato?

IL PRECEDENTE IMBARAZZANTE: MICROSPIE NASCOSTE NELLE CASE DELLE CLIENTI. Sembra che Silvia fosse determinata a procedere con un'azione legale nei confronti di Caria per la questione delle microspie trovate in casa, ma arrivano anche altre conferme del "vizietto" dell'uomo di "spiare". Ci sono infatti due donne che lo hanno denunciato per aver nascosto delle microcamere nei suoi attrezzi da lavoro (le denunce risalgono all'inverno del 2011) posizionati poi nei locali dei loro appartamenti. Questo dettaglio non fa che peggiorare la condizione del sospettato che si è dichiarato innocente e ha depistato su un "terzo uomo".

CARIA CHIAMA IN CAUSA TESTIMONI, MA QUESTI NEGANO ASSOLUTAMENTE. Luisa Caramazza, parente di Silvia Caramazza residente a Canicattì, nega che sia stato organizzato un viaggio dalla ragazza per andare a trovarla (come dichiarato da Caria, che l'avrebbe persino accompagnata alla stazione): le due non si vedono dagli anni '70 e non si sentivano da diverso tempo. Crolla anche la versione di Caria sul fatto di aver consegnato le chiavi dell'auto Aygò (una dei due veicoli della Caramazza) al gestore di un bar di Porta San Mamolo, il quale nega tutto: "Nessuna chiave consegnata".

IL MATERASSO NUOVO APPOGGIATO AL MURO DELL'INGRESSO. Quando la Polizia è entrata in casa di Silvia in Viale Aldini ha notato immediatamente nell'ingresso un materasso appoggiato al muro in verticale: nessuna traccia di usura, apparentemente nuovo di pacca, sprovvisto sia di cuscini che di lenzuola. Tracce di sangue invece erano sulla testata del letto in camera (di cui era rimasta solo la struttura, senza materasso), sul muro e anche sul frigorifero a pozzetto, chiuso con un lucchetto. 

IL TENTATIVO DI SPORCARE LA REPUTAZIONE DELLA VITTIMA. Nel proclamarsi innocente, Giulio Caria ha affermato (con nessun riscontro) persino che la compagna aveva dei rapporti "torbidi" con un uomo coniugato e che si sarebbe rivolta a persone malavitose di sua conoscenza per vendicarsi di un vecchio amore. Tuttavia ammette di averla chiusa in una stanza per gelosia.

INVECE DI CERCARE SILVIA PARTE PER LA SARDEGNA: POI LA MENZOGNA ALLA POLIZIA. Alquanto anomala la decisione di Caria di partire per la Sardegna proprio quando era scatta l'allarme scomparsa per la compagna che fra l'altro avrebbe dovuto sposare il mese successivo. Ma se fosse davvero innocente perchè avrebbe mentito alla Polizia il giorno 19 giugno quando rintracciato telefonicamente e interrogato su dove si trovasse la compagna lui avrebbe risposto "Siamo entrambi a Catania"? La volante che si è precipitata all'indirizzo non ha trovato nè lui nè Silvia: ma in Sicilia non c'era andata da sola? Caria ha ammesso di aver mentito e di averlo fatto su richiesta della fidanzata.

LA STAVA FACENDO IMPAZZIRE. Si è detto molto sulla debolezza di Silvia, che però si era sempre dimostrata (come si evince dalle cose e dal modo in cui scrive sul suo blog) lucida e intelligente. Ebbene nell'ultimo periodo il cedimento però era stato più forte e la donna poco prima del delitto (fino al 1°giugno) era stata ricoverata per disturbi paranoidei.

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