Domenica, 14 Luglio 2024
Cronaca

Finto suicidio per evitare il carcere, finito in tragedia. Così la Procura sul caso Balsamo

Una messa in scena architettata dal condannato per mafia per alleggerire la pena. Ma qualcosa andò storto e la finzione divenne realtà: a questo portano le indagini, nel cui mirino è finito anche un medico imolese

Ormai sembrano sciolti tutti gli interrogativi sul caso Balsamo. L'uomo mise in scena un finto suicidio per evitare il carcere, ma qualcosa andò storto, e quel che doveva essere solo finzione si trasformò in tragica realtà. Questa la ricostruzione della Procura di Bologna sulla morte di Silvio Balsamo, condannato per mafia, che beneficio della misura dei domiciliari grazie alla attestazione di invalidità al 100% ottenuta, secondo l'accusa, in modo irregolare.

Infatti, a quanto scoperto inseguito, il pregiudicato nonostante fosse dichiarato gravemente invalido partecipava a balli di gruppo e guidava l'automobile. Balsamo, oltre ai domiciliari, aveva ottenuto anche una pensione dall'Inps di circa un migilaio di euro al mese, grazie all'handicap riconosciutogli.

FALSE CERTIFICAZIONI, 3 MEDICI INDAGATI. Per la vicenda delle false certificazioni, aperta un'inchiesta nell'ambito della quale sono indagati tre medici. In particolare un professore dell'ospedale di Montecatone (Imola), indagato per false attestazioni in certificati medici e truffa perchè ritenuto reponsabile dagli inquirenti di aver diagnosticato per Balsamo la patologia irreversibile che rende tetraplegici.

LA MESSA IN SCENA FINITA MALE. Silvio Balsamo morì impiccato in casa nel gennaio 2010. L'ipotesi di un suicidio non voluto ha trovato conferma grazie alla testimonianza di una donna che prestò assitenza psicologica al condannato fino agli ultimi giorni.

La testimone ha raccontato che l'ultima volta che vide l'uomo era molto agitato dopo aver subito una perquisizione da parte degli investigatori. In quell'occasione furono scoperti anche alcuni filmati in cui si vedeva il finto invalido alzarsi in piedi e ballare. L'uomo confidò alla donna che l'unico modo per evitare il carcere era rendere palese uno stato fortemente depressivo.

Da qui l'idea del finto suicidio confermata, ritiene la Procura, anche dal ritrovamento di sale sul cappio utilizzato per l'impiccagione: un espediente per amplificare i segni sul collo lasciati dalla corda anche senza applicare troppa pressione. Anche il medico legale, dopo l'autopsia, parlò di un suicidio atipico.

 

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