Ricoverato al Rizzoli a 11 anni per un brutto male, oggi lavora come medico: la storia di Simone
Nelle pagine autobiografiche, Colangeli racconta la sua malattia, il suo ricovero e il percorso di guarigione "ma anche tutto il seguito"
A 11 anni Simone Colangeli entra per la prima volta all'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, per un tumore osseo raro: un osteosarcoma. Lì inizia il suo lungo percorso di cura, sempre affiancato dalla sua famiglia. Una malattia da cui Colangeli è riuscito a uscire, guarendo e riprendendo in mano la sua vita. Ma proprio quell'esperienza ha segnato la sua vita, e quella di suo fratello, diventati oggi entrambi medici ortopedici.
Simone si è specializzato al Rizzoli e oggi lavora al Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio, a Firenze: dopo essersi occupato di oncologia ortopedica, è passato a occuparsi di chirurgia vertebrale e traumatologia. Il fratello Marco, invece, si è stabilito a Bologna e oggi lavora proprio nella terza clinica ortopedica dell'Istituto, a indirizzo oncologico. Colangeli ha voluto anche fissare la sua storia di ex paziente e ora medico in un libro, intitolato 'La vita è una corsa impazzita verso la felicità', edito da Albatros, presentato questa mattina al Rizzoli. "Qui dentro sono rinato- racconta Simone- dopo la malattia sono stato in grado di rimettermi in piedi, di riprendere la mia vita in mano. Sono diventato ortopedico e ora esporto quello che mi hanno insegnato. Era giusto e doveroso tornare qui e presentare questo libro".
Nelle pagine autobiografiche, Colangeli racconta la sua malattia, il suo ricovero e il percorso di guarigione, ma anche "tutto il seguito- spiega- cioè come reinserirsi nella società dopo un anno passato in ospedale". A 15 anni Simone fu anche rioperato, quindi "è stato un percorso travagliato per tutta l'adolescenza". Le difficoltà poi sono continuate anche dopo, perchè "la malattia porta nel tempo problematiche fisiche e non solo", come la difficoltà ad avere figli. Ma, afferma Colangeli, "nonostante un percorso a ostacoli, siamo riusciti a venirne fuori e questo è anche merito dei medici e di tutto il personale sanitario del Rizzoli". Da qui l'idea di diventare a sua volta ortopedico.
"Prima di questa malattia non avrei mai immaginato di fare il medico, avevo ben altri obiettivi- confessa Simone- ero stato selezionato per i Giochi della Gioventù, mi piaceva fare altre cose: studiare non era proprio il massimo delle mie aspettative. Poi, un po' perchè sei costretto, perchè fisicamente non puoi fare certe cose, e un po' perchè ho conosciuto persone fantastiche, mi è venuta voglia di imitarli. Mi hanno dato un'ispirazione. Da lì in poi ho partorito questa idea di diventare ortopedico".
L'obiettivo del libro, dunque, è dare forza e speranza a chi sta attraversando un percorso travagliato come quello di Colangeli. "Visto che non faccio più attivamente l'oncologo- spiega- attraverso questo libro posso essere d'aiuto ad altri pazienti e famiglie. Perchè comunque è uno tsunami che ti colpisce, che colpisce tutta la famiglia e mette in discussione proprio tutto. Ti crolla il mondo addosso. E ricordiamo che questi pazienti di solito sono bambini".
L'impatto che questa vicenda ha avuto su tutta la famiglia Colangeli lo conferma il fratello Marco, oggi appunto ortopedico oncologo proprio al Rizzoli. "L'esperienza di mio fratello ha segnato la nostra vita in generale- spiega- quando è stato curato qui al Rizzoli. E direi che ha influito sul futuro di entrambi, perchè se abbiamo scelto questa professione dipende molto anche dall'esperienza che abbiamo avuto. Ricordiamo entrambi le capacità umane e professionali dei medici che curavano mio fratello. Siamo eternamente grati a questo Istituto e questo ha segnato la nostra storia. Sono contento che mio fratello sia qui oggi a testimoniare questa cosa e anche che abbia scritto questo libro, perchè spero possa essere di forza per tutti i pazienti che si trovano come lui ad affrontare questa situazione. Speriamo entrambi di essere sempre d'aiuto, nella nostra professione, per i pazienti con cui avremo a che fare in futuro".
Insieme ai fratelli Colangeli per la presentazione del libro c'è anche il direttore generale del Rizzoli, Anselmo Campagna.
"E' bello sentire la storia di quanto l'Istituto sia importante attraverso la voce di chi l'ha vissuto da paziente e che qui ha trovato delle risposte e una nuova vita- commenta il numero uno dell'Irccs- questo è veramente commovente. Grazie al libro di Colangeli si ripercorre anche la storia del Rizzoli, che ha rappresentato e rappresenta tutt'oggi un punto di riferimento per l'ortopedia in Italia e nel mondo, sia per i trattamenti oncologici sia per tutte le patologie dell'apparato muscolo-scheletrico".