Sindacato di polizia denuncia: "Collega si è pagata il tampone per tornare a lavorare"

Il Siulp racconta la vicenda burocratica che una collega, in servizio a Bologna, ha dovuto affrontare. "E non è ancora finita"

Una poliziotta ha dovuto pagarsi il tampone di tasca propria per poter tornare in servizio. A denunciare il fatto è il sindacato di Polizia (Siulp) provinciale di Bologna, dove la donna è in servizio, e che reputa quanto accaduto "scandaloso".

Stando a quanto riporta il sindacato, pare che la donna, residente a Pordenone, nonostante fosse stata dichiarata dal suo medico di base "non a rischio Covid", per via di alcuni sintomi influenzali ha dovuto fare obbligatoriamente il tampone per ritornare a lavoro.

Il Siulp spiega che, né il medico di base né l'Ufficio sanitario della Questura di Pordenone hanno attivato "la procedura per metterla in lista d'attesa ed effettuare il tampone". Perciò, "vista la totale chiusura la collega, con sconforto ma per alto senso di responsabilità, pur di tornare in servizio, decide di rivolgersi ad una struttura privata per poter finalmente effettuare il famoso tampone nasofaringeo pagando di tasca propria ben 87 euro".

Una vicenda che Siulp Bologna descrive come "semplicemente scandalosa. Una trappola burocratica che si fa fatica a collocare nelle fisiologiche sbavature che caratterizzano i momenti emergenziali". Eppure, continua il sindacato, "non è finita qui. Ad oggi questa spiacevole avventura non è ancora terminata, poiché, siamo in attesa di sapere se l'Uffico sanitario della Questura di Pordenone si pronunci sulla competenza o no nell'accertamento di idoneità al servizio".

L'auspicio del sindacato di Polizia è "che situazioni del genere restino casi isolati e che le attestazioni di stima e vicinanza verso le donne egli uomini in divisa trovino maggiore concretezza nel vivere quotidiano". (Saf/ Dire)

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