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Sindrome da rientro, lo psicologo: 'Buoni propositi? Arma a doppio taglio'

L'INTERVISTA. L'esperto Maurizio Stupiggia: "Pensiamo a ciò che di buono abbiamo fatto nel 2017: questo atteggiamento è un potente anti-depressivo perchè è un ancoraggio al positivo e ci consente di avere lo sguardo giusto verso il futuro"

Ormai tutti sappiamo quale nome è stato dato a quella malinconia, quella svogliatezza, quell'ansia e quelle paure che subentrano al termine di un periodo di pausa, di una vacanza come quella appena trascorsa per il Natale: si chiama sindrome da rientro. Facile leggere decaloghi per combatterla, escamotage per liberarsene, trucchi e regole per non caderci di nuovo. Eppure andare oltre alle banalità non è facile.

Un aiuto in questa direzione ce la da il professore Maurizio Stupiggia, psicologo, psicoterapeuta a orientamento corporeo espressivo e direttore della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Biosistemica di Bologna: "Voglio fare una premessa importante. Dobbiamo dire che non per tutti le vacanze di Natale e le vacanze in generale sono un momento positivo: tanti proprio in questi periodi soffroni maggiormente per abbandoni e perdite. Non per niente Natale e Ferragosto sono i momenti in cui si registrano più suicidi". 

Detto ciò, cosa accade invece quando una volta trascorsa una pausa positiva si deve riprendere il lavoro o lo studio? "Avviene un cambio di ritmo che può comportare reazioni quali ansia o depressione. Parliamo per il momento di soggetti in età adulta. Queste due reazioni al ritorno alla quotidianità sono neurologicamente differenti e vanno affrontate". 

"Spesso leggiamo o sentiamo che i buoni propositi di inizio anno ci danno una spinta verso il futuro - spiega Stupiggia - attenzione però perchè sono un'arma a doppio taglio: da un lato ci possono spingere all'azione, dall'altra essendo difficili da mantenere, possono portarci allo sconforto". 

"Esiste un altro modo per avere effetti positivi. E' quello di pensare a ciò che di buono abbiamo fatto nel 2017, tornare a quei momenti positivi e capirli: questo atteggiamento è un potente anti-depressivo perchè è un ancoraggio al positivo e ci consente di avere lo sguardo giusto verso il futuro". Meglio la memoria di una cosa/momento positivo quindi piuttosto che fissarsi obiettivi e propositi che magari poi non si riescono a raggiungere accumulando frustrazione. 

Tornando al concetto di ritmo, un'altra buona pratica per affrontare al meglio il rientro alle attività lavorative, è quella di conservare qualcosa che durante la pausa invernale ci ha fatto stare bene o comunque meglio: "E' il ritmo che produce stress. Per portare con noi qualcosa di benefico che abiamo vissuto in relax basta a volte davvero molto poco: qualche minuto in più per la colazione, dei momenti di tranquillità nella nostra giornata, dilatare un pochino i tempi per prendercela con più calma". 

"Staccare la spina per 7/10 giorni è comunque un modo per rigenerarsi, sono questi i tempi ideali per il rilassamento. In Occidente soffriamo di stress mentale e abbiamo bisogno di guardare lontano, in senso non metaforico, ma concreto. Teniamo contratti il collo, le spalle, spesso il nostro sguardo è teso: usciamo all'aria aperta, muoviamoci e guardiamo l'orizzonte rilassando il segmento oculare...". 


 

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