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Smart working, in 300mila hanno lavorato da casa: "Trappola per molte donne"

Il report della Regione: alla reperibilità continua si sommano i lavori di cura

In Emilia-Romagna "i lavoratori in smart working sono stati più di 300mila, mentre in passato erano 20mila. Di questi 300mila, molte erano donne". Dimensiona così il fenomeno dello smart owrking femminile l'assessore al lavoro Vincenzo Colla, durante una commissione in Regione che parlava del tema lavoro da casa, schizzato durante i mesi del lockdown ma che ora sta mostrando la corda, soprattutto per quanto riguarda chi ha famiglia e figli.

Quello che è certo è che "l'incidenza maggiore di questa pandemia l'hanno subita le donne - ha spiegato Fiorella Prodi della Cgil - che sono state messe di fronte a una scelta: se lavorare o fare figli. Difficoltà organizzative, elevati costi dei servizi per l'infanzia o anche mancanza di servizi hanno di sicuro complicato le cose. Serve anche una normativa che renda uguali i congedi, con l'obbligatorietà dei congedi per i padri, così poi forse la differenza salariale non diventa così elevata".

Per Giuseppina Morolli della Uil  "sarà molto difficile, oggi per le donne, rientrare nel mercato del lavoro. Sappiamo che siamo una regione dove  l'occupazione femminile è alta, però dobbiamo chiederci che tipo di occupazione vogliamo".

Preoccupa anche la dimensione delle dimissioni per covid. Sonia Alvisi, che si occupa di discriminazioni nell'ambito lavorativo ha parlato del tema delle dimissioni femminili dal lavoro (trend in crescita del 4 per cento in Emilia-Romagna) e dello smart working.

"Uno strumento che nella pandemia si è rivelato essenziale e che presenta vantaggi anche ora, pure per le aziende visto che i costi sono diminuiti e la produttività, soprattutto femminile, è stata mantenuta. Tuttavia - ha aggiunto - è necessario che venga regolamentato per rispettare il diritto alla disconnessione. Molte donne mi hanno segnalato di essersi sentite a casa come in prigione, senza mai smettere di lavorare".

La Consigliera ha aggiunto inoltre che ancora "i carichi familiari e la cura di bambini e anziani sono troppo spesso relegati al ruolo della donna e la responsabilità non è solo delle aziende ma di tutto il paese. Ci vuole un cambiamento culturale che parta dai servizi".

Roberta Mori del Partito democratico ha evidenziato come "la qualità del lavoro della Consigliera di Parità e della nostra Regione ha ottenuto soddisfazione perché si è svolto in collaborazione con le direzioni del lavoro e i sindacati: non è banale perché non succede così in molte parti d'Italia". Per Valentina Castaldini (Forza Italia) "l'importante è che ripartano i servizi per l'infanzia, perché se uno degli ostacoli dell'emancipazione femminile è affidare i propri figli ai servizi ma i servizi non ripartono allora c'è qualcosa che non torna".

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