Migliora la qualità dell'aria in Emilia-Romagna: incide anche il coronavirus

Nessuno sforamento ai limiti di legge per le polveri sottili dal 25 febbraio. La prima ragione è quella metereologica ma incide anche lo stop attività per coronavirus

Dopo un inizio anno da bollino nero per lo smog, da ormai 10 giorni in Emilia-Romagna non si registrano più livelli di inquinamento così elevati. Nessuno sforamento ai limiti di legge per le polveri sottili infatti è stato più segnalato dallo scorso 25 febbraio. La prima ragione è sicuramente quella metereologica.

Ma non è escluso che anche lo stop alle attività dovuto all'emergenza coronavirus possa aver fatto la sua parte. Nei giorni scorsi Arpae Emilia-Romagna ha spiegato che proprio tra il 25 e 26 febbraio l'arrivo di "un'onda depressionaria" ha fatto aumentare la ventilazione, determinando così "un ricambio consistente della massa d'aria presente nei bassi strati, causando un calo dei livelli degli inquinanti in atmosfera portandoli, in alcune stazioni di misura, a valori addirittura inferiori ai limiti di rilevazione".

La pioggia, che si è aggiunta nei giorni successivi, ha fatto il resto per evitare che si accumulassero ancora le sostanze inquinanti a bassa quota. I dati più vicini alle soglie di legge si sono registrati sabato scorso, 29 febbraio, con punte di 47 microgrammi per metrocubo a Reggio Emilia e 43 a Modena, ma comunque sempre sotto il tetto dei 50 microgrammi previsto dalle normative.

Come sempre, dunque, il fattore meteo è determinante per ridurre lo smog. Ma è possibile che anche l'emergenza coronavirus possa aver avuto i suoi effetti. Aver ridotto in maniera sensibile gli spostamenti e le attività, tra scuole chiuse e telelavoro, sottolineano gli stessi tecnici di Arpae, puo' essere considerato infatti come uno dei fattori che ha inciso sulla riduzione dell'inquinamento in questi giorni in Emilia-Romagna e nel complesso sopra la Pianura padana. (Dire)

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