Il Soldato Adler riabbraccia i suoi bambini 77 anni dopo: "Il mio cuore è sempre stato in Italia" | VIDEO

L'incontro in aeroporto dove il veterano 97enne è arrivato nel pomeriggio

L'abbraccio, finalmente, a quasi 77 anni da quella foto. Era il 1944. Bruno, Mafalda e Giuliana Naldi erano tre bambini e sbucarono da una cesta a Monterenzio. La madre li aveva nascosti lì dentro per difenderli dai tedeschi. Lui, Martin Adler, era un giovane soldato americano che in quel giorno di ottobre del 1944 combatteva il nazifascismo sulla linea Gotica. 

In quella cesta di vimini, lui pensava si nascondessero i tedeschi, stava per sparare, ma poi sentì una voce, "Bambini, bambini", e depose le armi. Martin all'epoca esorcizzava l'orrore della guerra scattando centinaia di fotografie, tra queste lo scatto che oggi ha fatto il giro del mondo e ha permesso l'incontro dopo 77 anni.

I bambini e il soldato si sono ritrovati a dicembre scorso grazie ad una condivisione della foto sui social. Oggi l'abbraccio, emozionante, all'aeroporto Marconi di Bologna dove il veterano americano 97enne è arrivato nel pomeriggio, atterrato da Miami insieme alla moglie e sua figlia. Indosso la maglietta 'Martin's bambini, forever kids'.

Il post e la ricerca

La ricerca era partita dalla pubblicazione di un lungo post sul profilo facebook del giornalista Matteo Incerti che poi ha scritto un libro su questa storia: "I bambini del soldato Martin". 

Si leggeva nel testo: "C’era un grande cestino di legno dal quale uscivano strani rumori. Si muoveva qualcosa lì dentro. Io e John - un altro soldato - avevamo già il dito sul grilletto pronti a sparare. potevano esserci dei tedeschi” ricorda Martin. "Poi un urlo e una donna che corse incontro urlando “bambini, bambini!”. Era la loro mamma che urlava! Ci fermammo e da quel grandissimo cesto sbucarono tre splendidi fanciulli, due bimbe e un bimbo". "Feci il più bel sorriso del Mondo ed io e John iniziammo a ridere, felici di non aver premuto quel grilletto. Non ce lo saremmo perdonati tutta la vita". "Volevo scattare una fotografia –ricorda Adler – presi la mia macchina fotografica. Chiesi alla mamma il permesso. Lei mi fece capire che i bambini non erano pronti". "Ancora pochi minuti e i bimbi tornarono con i migliori vestiti che avevano, tirati a lucido per scattare due foto con me ( la foto con il soldato con l'elmetto nda) e John. Fu il momento più bello che ricordi in quell’inferno chiamato guerra. Ho un sogno. Quelle due bambine e il bambino sono ancora vivi ? C’è qualcuno che si riconosce? Forse loro, o i loro figli. Mi piacerebbe parlare con loro e perché no quando finirà questo virus incontrarci di nuovo e abbracciarci. Proviamoci, sarebbe una favola di Natale ritrovarci tutti insieme".

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