Sport, l'allarme di Cis e Uisp: "Avremo milioni di disoccupati"

In una lettera i due presidenti chiedono un intervento del presidente della Regione Bonaccini

Senza una ripartenza a breve dello sport di base dovrà presto iniziare "la conta dei nuovi disoccupati". A lanciare l'allarme sono Csi e Uisp Emilia-Romagna, che hanno firmato una lettera congiunta indirizzata al governatore Stefano Bonaccini.

"Parliamo di addetti delle società sportive - elencano le due associazioni - istruttori, allenatori, uffici dei comitati territoriali degli enti di promozione sportiva e personale in servizio negli impianti, fra l'altro spesso e volentieri inquadrati con forme di lavoro precario e temporaneo. Una conta che fa rabbrividire e che ci sentiamo di quantificare come alcune migliaia di dipendenti e collaboratori", affermano Uisp e Csi.

I due presidenti Raffaele Candini e Mauro Rozzi chiedono dunque a Bonaccini di "attivarsi col Governo, il ministero della Salute e con il Comitato tecnico-scientifico per portare a conoscenza dell'opinione pubblica i dati reali dei contagi causati dalla attività sportiva, almeno fino ai giorni in cui il contact tracing ancora funzionava. Noi della caccia alle streghe verso podisti, ciclisti e sportivi avvenuta in marzo e aprile non ci siamo dimenticati".

Secondo Uisp e Csi Emilia-Romagna, il Dpcm può essere modificato in più punti. "Al di là di fughe in avanti di soggetti sportivi che hanno cercato di forzare le maglie del testo - affermano Rozzi e Candini - vicende su cui non vogliamo entrare, che non ci hanno visti protagonisti e su cui speriamo vigilino le autorità competenti, sono tanti i punti sui quali l'impianto potrebbe essere rivisitato. A partire dal fare chiarezza fra fonti e competenze". Secondo i presidenti di Csi e Uisp, infatti, "l'ultima differenza di interpretazione sugli allenamenti individuali all'aperto è stata esempio della necessità di un maggiore coordinamento fra diversi organi dello Stato competenti per materia. A nostro parere dovrebbe essere definita con maggiore chiarezza, eventualmente restringendo, per tutti o per nessuno, la possibilità di allenarsi in funzione a manifestazioni o eventi nazionali", sostengono Candini e Rozzi. (Dire)

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