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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca Centro Storico / Via Guerrazzi

In via Guerrazzi c'è uno Sportello gratuito per tutte le vittime di reato

L'INTERVISTA. Il progetto dell'associazione Eccetera in collaborazione con Rete Dafne Italia, il Quartiere Santo Stefano, il Centro Vittime di Casalecchio di Reno e il Centro Astalli e con il sostegno dei fondi dell'Otto per Mille valdese

Uno spazio accogliente di ascolto, informazione e orientamento per le persone vittime di reato, senza distinzione, e con un obiettivo: l’assistenza, prima, durante e dopo il procedimento penale offrendo loro diversi servizi, dal sostegno psicologico alla consulenza legale. 

È lo sportello per le vittime di reato e calamità di Bologna, nato in via Guerrazzi qualche mese fa da un progetto dell'Associazione di Promozione Sociale Eccetera in collaborazione con Rete Dafne Italia, il Quartiere Santo Stefano, il Centro Vittime di Casalecchio di Reno e il Centro Astalli e con il sostegno dei fondi dell'Otto per Mille valdese. 

Il servizio, gratuito, è rivolto alle fasce della popolazione che risultano più vulnerabili e maggiormente esposte al rischio di vittimizzazione secondaria: giovani, donne, anziani, persone con disabilità, minori, rifugiati. Senza distinzioni di genere, età, nazionalità, razza, religione e condizione socio-economica. 

Ne abbiamo parlato con Arianna Turco, presidente di Eccetera.

Sportello Guerrazzi

Come nasce il progetto?

"In principio nasce a giugno scorso come iniziativa volontaria, dopodiché abbiamo stretto un patto di collaborazione con il quartiere Santo Stefano che prevede appunto una mattina di apertura dello sportello (in totale sono due i giorni di apertura: mercoledì mattina e giovedì pomeriggio ndr) e alcuni incontri con la cittadinanza sul tema della vittimizzazione del trauma e della giustizia riparativa. Poi, ad ottobre, mentre questo patto era già in essere, abbiamo vinto dei finanziamenti dell'8 per 1000 Valdese. Contributo che ci ha permesso di ampliare l'apertura dello sportello. Il bando lo abbiamo presentato con la Rete Dafne Italia, l'associazione nazionale che ha diversi progetti in Italia, a cui noi siamo associati, con la quale siamo appunto partner operativi per il progetto bolognese".

Chi sono le vittime e a chi si rivolge 

"Il servizio offre sia accoglienza che sostegno psicologico, consulenza legale e accompagnamento ad altri servizi del territorio. La particolarità, appunto, è che si tratta di un servizio generalista, quindi aperto a tutte le vittime di reato e calamità. Quindi ad esempio qualcuno che subisce una rapina, un furto in casa, oppure una truffa online o uno scippo per strada. Trattiamo reati come violenza, violenza domestica, lesioni, maltrattamenti, aggressioni, minacce, stalking, furto, rapine, scippi, estorsioni, truffe e usura. La nostra equipe è formata da sette psicologi e quattro avvocate. Ci sono tanti reati che sembrano meno gravi di altri ma che in realtà, in alcuni casi, impattano fortemente sulla vita di una persona".

Perché avete pensato fosse importante aprire qui 

"Abbiamo aperto qui intanto perché, in primis, c'è una direttiva europea del 2012 che prevede che in ogni Stato membro dell'Unione europea ci sia la realizzazione di servizi per l'assistenza alle vittime di reato. L'Italia è considerata deficitaria, i servizi sono pochi e a Bologna non era ancora presente un servizio per le vittime di tipo generalista. Alla base di questo progetto c'è una ricerca di riparazione di giustizia che va oltre insomma alle possibilità dei sistemi giudiziari di prendersene carico. Quindi appunto l'idea è quella di fornire assistenza a tutte quelle persone che si sentono vittime di reati". 

"Quando si subisce un reato – e i servizi attivi ci dicono che ha un forte impatto sulla vita delle persone – si può avere un disorientamento anche sui diritti, sul procedimento penale, banalmente anche sulle conseguenze di una denuncia, quindi noi facciamo anche informazione sui diritti e consulenza giuridica affinché la vittima possa essere orientata e consapevole. Magari in un futuro penseremo anche ad un accompagnamento in tribunale o in questura".

Come sta andando?

"Lo sportello è attivo ma in una fase preliminare, diciamo. È un servizio che, come abbiamo visto in tutte le altre realtà italiane che se ne sono dotate, ha prima bisogno di una fase preparatoria per poi cominciare a ricevere utenza; c'è una prima fase fondamentale di sensibilizzazione e di creazione della rete. Noi siamo a questo punto, quindi i primi mesi li abbiamo dedicati soprattutto a sensibilizzare il network di soggetti con cui lavoriamo: le istituzioni, come la Procura, il tribunale, il Comune e le forze dell'ordine, i principali invianti, perché sono loro che in prima linea, in sede di denuncia, possono informare l'utente". 

Si andrà verso questa direzione dunque?

"Si, assolutamente. In alcune città addirittura, come succede a Torino ad esempio, dove il servizio esiste da anni, c'è un contatto diretto e quando si sporge denuncia si può decidere di mandare direttamente un modulo compilato con la richiesta di accesso allo sportello. A Bologna comunque il servizio è attivo, c'è anche una linea telefonica, e la risposta delle istituzioni e delle forze dell'ordine è stata molto positiva. Nei prossimi mesi definiremo i dettagli per procedere praticamente. Importante è però ricordare che non è necessario sporgere denuncia per usufruire del servizio: tutte e tutti possono accedere, al di là della formale denuncia".

Locandina progetto-2
 

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