Cronaca

Strage 2 Agosto, il ricordo: «Sentii il boato e corsi da mia madre. Attraversai la disperazione»

La testimonianza di Roberta Buldrini: la sua famiglia aveva la tabaccheria sul primo binario. «Un grande buco nell'atrio e il mio negozio che non esisteva più»

I giorni di chiusura segnati su un calendario appeso al muro, la settimana di ferie che arriva dopo un anno di duro lavoro, scelta un po' per esigenza e forse anche un po' per caso. Come era solito in quegli anni in cui le città diventavano deserte un mese l'anno, le vacanze si facevano sempre in agosto. E così, destino vuole che il negozio di tabaccheria sul primo binario della Stazione Centrale di Bologna, avesse scelto di abbassare le serrande sabato 2 agosto 1980. Decisioni banali che cambiano la storia di intere famiglie perchè quel giorno è ricordato da tutti per essere il maledetto giorno della strage di Bologna.  

Dopo 38 anni, la memoria di quella tremenda mattina di inizio agosto

Roberta Buldrini è la figlia di Maria Luisa Bini, la titolare (dopo il papà Filippo) proprio della tabaccheria della stazione, quella le cui pareti (per un lato) erano in condivisione con la sala d'attesa della prima classe ed è lei, nel giorno del 38° anniversario della strage, che racconta quello che è stato per lei il 2 agosto 1980. 

«Mio nonno prima e mia mamma poi erano i gestori del negozio di tabacchi e piccoli giocattoli che sorgeva lungo il primo binario della stazione. Nel 1980 era mia madre Maria Luisa a lavorare in bottega, mentre io, fresca di matrimonio, lavoravo altrove pur passando e trascorrendo in stazione molto tempo. Lì ci conoscevamo un po' tutti». 

«Mi dissero che quell'esplosione arrivava proprio dalla stazione»

«La mattina del 2 agosto ero alla Coop di San Vitale a fare degli acquisti quando sentimmo tutti quel forte boato - prosegue il ricordo di Roberta - Ebbi subito una bruttissima sensazione e solo poco dopo in un altro negozio qualcuno disse che era successo qualcosa in stazione e che quell'esplosione arrivava proprio da lì. Dovevo andare a vedere cosa era successo perchè nonostante quel giorno fosse il primo giorno di chiusura per ferie dell'attività di famiglia, mia mamma poteva comunque essere in negozio per sistemare le cose o semplicemente per prendere le sigarette come spesso faceva».

«Arrivai dal Piazzale Est, quello di fronte all'autostazione e riuscii a farmi strada verso il negozio. In stazione trovai la disperazione. Una scena apocalittica con persone che correvano in ogni direzione e più mi avvicinavo al primo binario e più le cose diventavano tragiche, con macerie ovunque e gente che le spostava per liberare i feriti. E anche i morti. Nell'atrio un buco enorme e il mio negozio che non esisteva più».

«Avevo la tremarella. Mia madre non rispondeva al telefono di casa»

«Avevo la tremarella - racconta Roberta ricordando quella mattina indelebile - mia mamma non rispondeva al telefono di casa e non sapevo dove fosse. Poi sentii una mano sulla spalla: era un poliziotto della Polizia Ferroviaria che conoscevo, mi disse che mia madre non era lì, che non si trovava sotto le macerie. Le ragazze che lavoravano al bar invece stavano lì sotto e con loro ho perso tante persone che facevano parte della nostra quotidianità. Ho visto la morte e ricordo più di tutto quell'autobus che veniva usato per trasportare i corpi senza vita alla camera mortuaria».

«Oggi e sempre va ricordata questa strage, questa come tutte le stragi. Dopo trentotto anni io non ho ancora capito perchè l'hanno fatto. Qualcuno me lo sa spiegare?».

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