Strage Bologna e depistaggio: si sblocca l'iter al Senato

Dopo 300 giorni di attesa, il disegno di legge per l'introduzione nel Codice penale del reato di inquinamento processuale arriva in commissione al Senato. Lo Giudice: 'Avanti fono in fondo'

Dopo 300 giorni di attesa, il disegno di legge per l'introduzione nel Codice penale del reato di inquinamento processuale arriva in commissione al Senato. La Camera lo aveva approvato e poi spedito a Palazzo Madama il 25 settembre del 2014 e il 3 ottobre dello stesso anno la proposta (fortemente voluta dal''associazione dei parenti delle vittime della strage del 2 agosto 1980) era stata assegnata alla commissione Giustizia del Senato. Poi tutto si è bloccato. Fino a oggi. Il senatore bolognese del Pd e componente della commissione Giustizia, Sergio Lo Giudice, annuncia infatti che la discussione sul provvedimento è stata calendarizzata per dopodomani,  esattamente a 300 giorni di distanza dal 3 ottobre 2014.

Il lunghissimo stallo aveva fatto infuriare Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione delle vittime della strage della stazione di Bologna, deputato Pd e autore della proposta: "Al Senato non ne ''vogliono mezza'', fanno finta di niente. '' tutto bloccato. '' una presa in giro. Altro che corsia preferenziale: alla vigilia del prossimo 2 agosto è tutto imbucato e la speranza di portare questo risultato alla commemorazione va a farsi friggere", ha detto non più tardi di un mese fa. E ancora ieri l'impasse sul reato di depistaggio era uno dei temi inseriti nell'elenco delle promesse mancate del Governo nei confronti dei familiari delle vittime.

Ma ora, praticamente alla vigilia della commemorazione della strage di domenica prossima, le acque si smuovono: "Finalmente il disegno di legge sul depistaggio arriva in commissione Giustizia del Senato", annuncia Lo Giudice. Una decisione recentissima: nell'aggiornamento sui lavori della commissione risalente a ieri, in agenda per giovedì c'era ancora la discussione su questioni la cui trattazione non era ancora conclusa. 

Il presidente della commissione giustizia del Senato, Nitto Palma ha nominato relatore della proposta di Bolognesi il senatore Nico D'Ascola (Ap-Ncd). "La calendarizzazione in commissione, richiesta dal Partito democratico, rimette in moto un provvedimento fermo da troppo tempo- spiega Lo Giudice- adesso andiamo avanti fino all'approvazione definitiva: troppi sono i misteri d'Italia mai risolti a causa dei depistaggi di falsi servitori delle istituzioni. ''approvazione di questa norma potrà essere il segnale chiaro, atteso e necessario della volontà dello Stato che quei fatti vergognosi non abbiano più a ripetersi".

L'iter della proposta di Bolognesi è stato lungo: presentata a fine marzo 2013, ha poi iniziato il tortuoso cammino in commissione a Montecitorio. Ci sono voluti mesi di attesa e praticamente dopo un anno la proposta per l'introduzione dell'articolo 372 bis nel Codice penale ha iniziato a essere sviscerata. La speranza era di incassare l'ok, almeno alla Camera, in tempo per le cerimonie del 2 agosto 2014, ma solo il 24 settembre l''aula (con 351 "sì", 50 "no" e 26 astenuti) ha deciso che d'ora in poi chi manomette prove per depistare rischia il carcere fino a quattro anni. Via libera così all'ingresso nel Codice penale del delitto di depistaggio e inquinamento processuale, con aggravanti per i pubblici ufficiali e nel caso di processi di strage, mafia e associazioni sovversive. Quel giorno Bolognesi parlò di "svolta storica", il Pd lodò la sua tenacia e il suo impegno nel portare avanti la proposta. A quel punto, il testimone passava ai senatori. Ma a Palazzo Madama le cose sono rimaste ferme fino a oggi. 

agenzia Dire

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