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Strage 2 agosto, i superstiti: "Il dolore fisico se ne è andato, ma nella mente quel giorno fa ancora male"

Nel 36esimo anniversario della strage, costata 85 morti e 200 feriti, vittime e soccorritori raccontano le loro storie. Immagini di morte e terrore impresse per sempre. Una vita spesa per cancellare i segni di quell'orrore, almeno dal corpo. Bolognesi: "Ora si concluda con i risarcimenti alle vittime"

Il dolore fisico se ne è andato, ma dentro la mente quel giorno fa ancora un male cane. E’ questo il denominatore che accomuna il decorso di molte delle vittime di strage. E Bologna non fa eccezione.  Sebbene siano passati 36 anni da quella affollata mattina del 2 agosto alla stazione, chi sopravvisse al più grave attentato in tempo di pace (85 morti e 200 feriti) dal secondo dopoguerra a oggi, racconta ancora con fatica quello che è successo (GUARDA IL VIDEO: TESTIMONIANZE SOPRAVVISSUTI).

Marina Gamberini, per esempio, ha dovuto affrontare anni di terapia per allontanare il senso di colpa: «Nello scoppio ho perso tutte le mie colleghe di lavoro. Io ho potuto continuare la mia vita, loro no». E aggiunge: «Questa non è la mia vita, sia chiaro. E’ un’altra cosa. Dopo cose del genere cambia tutto».

Eliseo Pucher, un altro sopravvissuto, ricorda nitidamente tutti i momenti di quel giorno: «Il mio treno era in ritardo. Mi sono seduto in sala d’aspetto. Ad un certo punto sento un sibilo, poi una botta in testa, e mi sono ritrovato sepolto». Sonia Zanotti all’epoca dei fatti aveva undici anni, e tornava a casa dopo essere stata dai nonni a Imola. Ha subito decine di operazioni, a causa di una gamba gravemente ferita e ustioni diffuse su tutto il corpo. «Quando sei ragazzina non ci pensi, ma poi cresci diversamente dagli altri e a un certo punto devi scegliere: o seppellisci i tuoi traumi dentro di te, oppure fai in modo che tutti sappiano cosa hai passato».

Per Sonia, mantenere viva la memoria su quell’atto di terrore e su cosa ha significato potrebbe servire, alle generazioni future, ad evitare di «cadere nella trappola della paura, che è il gioco che vogliono i terroristi». Il presidente dell’associazione delle vittime del 2 agosto 1980 quella mattina di 36 anni fa perse la suocera, e altri tre suoi famigliari rimasero gravemente feriti: «L’impatto sulle famiglie è devastante.

Mio figlio ha dovuto subire quasi 14 interventi chirurgici. Gli ospedali erano una costante. Tutto quello che può essere considerato normale è stato stravolto». Proprio per gli effetti duraturi, nella psiche delle vittime e nel calvario dei familiari, una delle battaglie dell’associazione delle vittime negli anni è stata quella sui risarcimenti. La legge 206/2004 prevede benefici economici e fiscali per i familiari delle vittime di stragi e terrorismo. Ma non è ancora pienamente applicato. «Ci auguriamo» continua bolognesi «che quest’anno si possa mettere la parola fine a questo calvario burocratico», e conclude: «Il governo lo deve a tutte le vittime di stragi, non solo a quella di Bologna».
 

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