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Strage di Bologna, anniversario 'di rottura' alla Stazione: 'Traditi, non ci arrendiamo'

I parenti delle vittime: 'Ci sentiamo traditi dal Governo, riaprire le inchieste sui mandanti, desecretare gli atti'. Anche Merola dal palco striglia Roma: 'Indecoroso prendere impegni e non mantenerli'

Sul caldissimo palco allestito in piazza Medaglie D'Oro va in scena tutto lo sfogo e la rabbia dei familiari delle vittime della strage alla Stazione di Bologna. A distanza di anni le due promesse più volte annunciate dai vari governi succedutesi nella presente legislatura non hanno trovato riscontro: i familiari delle vittime chiedono ancora certezza sui risarcimenti e soprattutto la desecretazione degli atti coperti da segreto, per risalire alla verità, magari anche sui mandanti che hanno armato la mano dei terroristi neofascisti Valerio fioravanti e Francesca Mambro, i soli condannati come colpevoli esecutori.

Un corteo più numeroso del solito è sfilato, come di consueto, da Piazza del Nettuno fino alla sala d'aspetto della Stazione Centrale, dove alle 10:25 di 37 anni fa una bomba esplose causando 85 morti e 200 feriti.

Sul palco ha preso la parola il presidente dell'Associazione familiari vittime della strage della stazione di Bologna Paolo Bolognesi in occasione del 37esimo anniversario dell'attentato. "Chi c'era - ha detto Bolognesi - non può dimenticare il più sanguinoso attentato terroristico del dopoguerra in Italia" dopo il quale i parenti delle vittime e le persone rimaste ferite hanno visto "sconvolta la propria esistenza per sempre". Bologna, però, per Bolognesi "ha saputo trasformare il dolore e la rabbia in qualcosa di costruttivo per ottenere giustizia e verità. In un Paese normale e democratico il nostro percorso avrebbe dovuto essere sostenuto dalle istituzioni e dallo Stato, invece, troppo spesso, quella che doveva essere una risorsa si è rivelata un ostacolo e addirittura un pericolo da combattere". "Chiediamo - ha aggiunto Bolognesi - si indaghi ancora sulla loggia P2 per verificare se da quel centro del potere occulto è stato impartito il mandato stragista"

Anche il sindaco Merola, con la voce rotta dall'emozione si sfoga in strali contro l'inerzia delle iniziative governative
"Non è onorevole prendere impegni e non rispettarli: gli impegni vanno mantenuti, non è corretto" e, citando Voltaire, profetizza: "Non possiamo permettere che le autorità debbano avere torto troppo a lungo. Io vi chiedo andiamo avanti insiem per non dimenticare, per la giustizia".

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E proprio sull'aspetto giudiziario si concentra parte dell'irritazione dei parenti delle vittime, con quella inchiesta sui mandanti di cui è stata chiesta l'archiviazione da parte della Procura di Bologna, sotto la guida del Capo Giusepe Amato. Il procuratore non ci sta a essere accusato di superficialità, come affermato stamane da Bolognesi durante il discorso in Comune, poco prima di lasciare la sala in polemica con il Governo.

"Non c'è stata nessuna polemica -osserva Amato- ma pretendo il rispetto delle posizioni che si assumono, perché la critica é una cosa, mentre il voler attribuire ad altri superficialità valutativa non mi sembra corretto, quando poi l'impegno dell'ufficio c'è stato". Nel merito della richiesta di archiviazione sul filone dell'inchiesta sulla strage che riguarda i mandanti il procuratore chiarisce: "Abbiamo fatto le nostre scelte, che non sono irrevocabili e definitive- afferma- ognuno deve fare il suo lavoro, la storia e' una cosa e la giustizia è un'altra. La giustizia a un certo punto deve dare una risposta. Il rispetto che si deve avere anche nei confronti delle vittime e' quello di dare una risposta e la risposta è che quando non ci sono elementi spendibili bisogna avere il coraggio di chiudere, perché diversamente opinando si creano false illusioni alibi situazioni di incertezza che non sono accettabili".

Rispetto alle richieste dei familiari delle vittime delle stragi e del terrorismo "sono stati fatti passi avanti". Nel giorno del 37esimo anniversario della strage di Bologna, segnato anche quest'anno dalle polemiche per le mancate promesse del governo, il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, difende quanto è stato fin qui fatto dalle istituzioni.

"Sul fronte della declassificazione, che è un processo complesso, rilevantissimo e necessario per il Paese, sono stati fatti passi in avanti. Le associazioni e le istituzioni hanno un'interlocuzione continua: sta per completarsi il versamento degli atti all'Archivio centrale e la loro digitalizzazione, per la quale abbiamo trovato le risorse, procede con speditezza", assicura Galletti parlando a Palazzo D'Accursio. "Ci sono sicuramente altri ostacoli da superare- ammette- ma anche su previdenziali alcuni passi sono stati fatti e da ultimo alcune questioni sollevate da associazioni hanno trovato soluzioni nella legge 96 del 21 giugno". Detto questo, conclude il ministro, "sappiamo che non basta e possiamo comprendere l'insoddisfazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma posso dire con lo stesso grado di certezza che si sta continuando a lavorare".

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