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Strage di Bologna, detriti al setaccio: analisi con pezzi di effetti personali

Un lavoro che propbabilmente richiederà settimane, ma che ha già fornito alcuni elementi di analisi

I periti al lavoro sulle macerie della sala d'attesa della stazione ferroviaria di Bologna, conservate nell'ex caserma San Felice di via Prati di Caprara, avrebbero già 'isolato' i primi reperti da analizzare.

A dirlo, parlando con i cronisti all'uscita dalla caserma, è Andrea Speranzoni, legale di parte civile nel processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 a carico dell'ex Nar Gilberto Cavallini, in corso a Bologna e nell'ambito del quale è stata affidata all'esperto Danilo Coppe la perizia chimico-esplosivistica che prevede anche l'analisi delle macerie.

In particolare, spiega Speranzoni, l'esame "dei primi blocchi di materiale, che in vista della perizia è stato tutto spostato all'interno di un hangar sterile", ha portato alla luce "alcuni frammenti, probabilmente di cinghie di valigie o provenienti dagli effetti personali delle circa 300 persone che si trovavano in sala d'attesa al momento dell'esplosione".

Da questi elementi, auspica il legale, "speriamo, grazie ai metodi di indagine scientifica e alle apparecchiature all'avanguardia di cui si dispone ora, che possa emergere qualche risposta in più".

Quanto ai tempi necessari per 'setacciare' le macerie, Speranzoni conferma quanto già annunciato dall'Università di Bologna nei giorni scorsi, vale a dire che "ci vorranno almeno due o tre settimane, lavorando mattina e pomeriggio", anche se "in base alla quantità di materiale che verrà trovato questi tempi potrebbero allungarsi".

Non è invece ancora stata fissata, fa sapere l'avvocato, la data in cui effettuare il carotaggio attorno all'area del cratere in stazione per prelevare dei campioni di terriccio. Conferma invece le proprie perplessità sull'effettiva utilità dell'analisi delle macerie il legale di Cavallini, Alessandro Pellegrini, che ribadisce: "Mi sembra difficile poter ricavare qualcosa di utile da materiale rimasto lì, senza protezione, per 38 anni, e su cui, non trattandosi di reperti sottoposti a sequestro, nel corso del tempo è stato gettato anche altro materiale". Tuttavia, conclude il legale, "dal momento che è stato stabilito che un tentativo di analisi va fatto, ne prendiamo atto e vedremo se si otterrà qualche risultato". (Ama/ Dire)

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