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L'ingresso in tribunale: al centro, Paolo Bellini

L'ingresso in tribunale: al centro, Paolo Bellini

Strage di Bologna, inizia il processo bis: sullo sfondo la verità sui mandanti

In aula gli imputati per concorso nella strage e altri reati, ma nelle pieghe del dibattimento si dovranno ricostruire i legami con i presunti mandanti, tutti deceduti. Oltre ai parenti delle vittime con Bolognesi, presenti alla prima udienza anche la Regione (Schlein) e il Comune, con il sindaco Merola

Hanno fatto il loro ingresso stamane alle 9, nell'aula 11 del tribunale di Bologna, gli imputati del processo bis alla Strage di Bologna, che mira a ricostruire la rete dei mandanti dietro gli 85 morti e i 200 feriti della bomba alla stazione esplosa il 2 agosto 1980.

In aula, il cui collegio di giudici è presieduto da presidente del tribunale Francesco Caruso, sono arrivati Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. Sono imputati rispettivamente di concorso nella strage, depistaggio e false dichiarazioni. L'accusa è invece istruita da Alberto Candi, Nicola Proto e Umberto Palma, della procura generale che nel 2017 avocò a sè l'indagine dopo una richiesta di archiviazione da parte della procura.

Processo bis alla Strage di Bologna: chi sono gli imputati

Principale imputato del processo odierno è Paolo Bellini, 68 anni, ex esponente neofascista, condannato ma prescritto per un omicidio negli anni '70, considerato una primula nera dell'eversione. Tra gli indizi a carico di Bellini ci sono due 'prove' sulle quali si dibatterà molto, e cioè un fotogramma di alcune riprese amatoriali subito dopo l'esplosione della bomba alla stazione e le dichiarazioni della ex moglie, che gli negano l'alibi per il giorno della strage.

Se l'ex neofascista reggiano è imputato per la sua presenza fisica nel giorno della strage e quindi in concorso con Fioravanti, Mambro, Ciavardini e Cavallini, alla sbarra sono iscritti anche due altri uomini, con un ruolo presunto diverso.

Come l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel, accusato di avere depistato le indagini per presunte informazioni omesse, e Domenico Catracchia (false dichiarazioni ai pm), amministratore del controverso condominio di via Gradoli, a Roma, usato sia dalla Br che dai Nar, ma anche collegato agli allora servizi segreti interni del Sisde. Un groviglio di circostanze mai chiarite, e sulle quali c'è aspettativa su questo processo affinché vi si faccia luce.

I mandanti, o meglio, i presunti mandanti secondo la procura generale nel chiedere il processo per gli attuali imputati, invece sono tutti morti. Il primo nell'elenco è Licio Gelli, noto e volto della loggia P2, poi il banchiere Umberto Ortolani, l'ex funzionario dell'Interno Federico Umberto D'Amato e il fu direttore de Il borghese, Mario Tedeschi.

Strage Bologna processo mandanti bellini (4)

Bellini: "Come Sacco e Vanzetti", la replica di Bolognesi: "Battuta che fa male a vittime vere" 

Che il processo che si apre oggi sia di primaria importanza lo dimostrano anche le scintille che sono già scoccate tra le parti, nelle dichiarazioni a margine.

Intercettato dalla tv locale Trc, poco prima i entrare in aula, Bellini, alla domanda su come si sentisse, ha risposto: "Come Sacco e Vanzetti (due anarchici italiani ingiustamente condannati a morte per omicidio e giustiziati negli Stati uniti negli anni '20 del secolo scorso, ndr)".

Riferimento prontamente rispedito al mittente da Paolo Bolognesi, presidente delle vittime e parte civile nel processo, che replica: "Anche Mambro, Fioravanti, Ciavardini hanno detto che erano tutti vittime delle strage: a loro è andata male, perché hanno preso l'ergastolo", quindi "dovrebbe stare attento Bellini a fare queste dichiarazioni, perché portano sfortuna". E ancora: "Si difenda nel merito e non con queste battute assurde, che fanno solo male alle vittime e alla città di Bologna".

Il "prezzo" della Strage di Bologna: un anticipo da 1 milione di dollari consegnato in contanti

Avvocato vittime: "Oggi si apre processo a chi ha tentato di sabotare democrazia"

"Oggi si apre un processo a chi ha tentato di sabotare la democrazia italiana con la strage del 2 agosto 1980" dichiara Andrea Speranzoni, legale dei familiari dei parenti delle vittime dell'attentato alla stazione di Bologna, poco prima di entrare in aula. Oggi, conclude il legale, "disveleremo le nostre prove, mostreremo i testimoni che intendiamo citare fin dal giorno 28, se tutto andrà bene, e spiegheremo l'impostazione che verrà data al processo, che si annuncia lungo, difficile e complesso".

Merola: "Tappa fondamentale per verità"

Anche per il sindaco Virginio Merola, arrivato insieme alla vicepresidente della Regione Elly Schlein (entrambi parte civile nel processo) "è una tappa fondamentale per arrivare alla verità completa, per cui da 40 anni camminiamo insieme in questa citta', e sono fiducioso che possa essere un evento 'definitivo'". Anche Merola si dice convinto che questo "sarà un processo impegnativo: noi lo seguiremo con attenzione e confidiamo che sia premiata la tenacia dell'associazione dei familiari".

Questo nuovo processo, aggiunge Schlein, "riaccende la speranza, mai sopita, che si possa fare luce su chi ha voluto, ordinato e finanziato questa orribile strage". L'auspicio, conclude, è che "si possa mettere una parola definitiva, perché i familiari lo meritano: non dimentichiamo che se siamo qui oggi lo dobbiamo anche alla loro tenacia e determinazione".

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