Processo Cavallini strage del 2 agosto, Bolognesi: 'Lo inchioderemo'

Nulla di fatto nella seconda udienza del processo a Gilberto Cavallini sulla strage alla stazione. L'ira dei famigliari delle vittime tra i molti 'non ricordo'

"È un'operazione cialtronesca, non è una cosa che ha un senso". E' l'opinione del Presidente dell'associazione delle vittime della strage del 2 agosto Bolognesi su quanto dichiarato da Luigi Ciavardini nell'ultima udienza, ossia di essere "l'ottantaseiesima vittima" della bomba alla stazione. "Ci sono le sentenze che parlano in modo estremamente chiaro. Queste sono battute a sensazione, pertanto non ha nessun risvolto".

'Non mi pento, sono innocente'

Oggi si è svolta ancora un'udienza del processo all'ex Nar Gilberto Cavallini: Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva come esecutore della strage, ha preferito non rispondere a diverse domande dei pm, facendo innervosire anche il giudice presidente della Corte d'assise Michele Leoni. "Non volevo offendere nè la città nè questi processi, sono più che legittimi anche se contestiamo la sentenza" ha detto oggi l'imputato "non mi pento perchè sono innocente. Le vittime sono tante, non solo purtroppo quelle di Bologna. Ci sono i nostri famigliari o i famigliari dei nostri amici che hanno portato sulla loro pelle danni irreparabili, fino alla morte, per salvare i loro figli, accusati di banda armata o di azioni legate a questa strage. Ci sono state molte vittime anche in questo senso". A chi gli ricorda come Leoni abbia gia' evidenziato che chi si professa innocente di solito vuole urlare la propria verità, e non evitare di rispondere a diverse domande come ha scelto di fare lui risponde: "Per un periodo precedente al mio arresto definitivo ho fatto una serie di conferenze in cui ho cercato di spiegare quelle che erano le sentenze e quelle che erano le nostre motivazioni"

"Reticente, anche quest'occasione può essere di riscatto per certe persone, che potrebbero parlare e dire tutto quello che sanno" continua Bolognesi "non farlo vuol dire essere ancora legati al mondo del terrorismo, non aver rotto i rapporti con i propri sodali" aggiunge Bolognesi "noi, con la digitalizzazione dei documenti, abbiamo avuto la possibilità di scandagliare tutte le risposte che il soggetto ha dato in vari altri processi. Comunque, se non affronterà di persona determinati argomenti, noi depositeremo atti che comunque lo inchiodano con quello che ha detto in altri processi". Anche secondo Bolognesi, dunque, Ciavardini rischia "di essere inchiodato per reticenza e non aver detto la verità".

Nessun nuovo dettaglio è emerso quando gli avvocati di parte civile, Brigida e Andrea Speranzoni, hanno mostrato a Ciavardini sei fotografie di Treviso, dove parcheggiò, vicino a una caserma, l'auto di cui disponeva, sempre per ricostruire le vicende attorno al covo veneto. Ciavardini sostiene di non voler fare i nomi di chi lo ospitò in Veneto nei giorni attorno al 2 agosto perchè non lo ricorda bene, ma una settimana fa precisò di non voler coinvolgere persone che non avevano niente a che fare con le sue azioni di allora. È uno degli episodi che fa osservare al presidente della Corte d'assise, il giudice Michele Leoni: "Non si capisce quando questo teste dice la verità o meno". (dire)

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