Cronaca

Processo strage di Bologna, in aula l'avvocato-testimone: "Colpito perché difendevo Delle Chiaie"

Continuano in Corte d'assise le udienze del procedimento a carico di Paolo Bellini, accusato di concorso nella strage alla stazione

"Mi hanno tirato fango perché sono stato il difensore di Stefano Delle Chiaie, dicendo che Bellini faceva parte di Avanguardia nazionale, ma non è così". Così Stefano Menicacci, a oggi 90enne, avvocato ex deputato del Msi che questa mattina ha testimoniato in Corte d'Assise nel processo a carico di Paolo Bellini, imputato insieme a Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia. a Bologna, per concorso nella strage del 2 agosto 1980.

L'ex esponente del Msi è stato sentito in quanto è la persona che alla fine degli anni '70 accompagnò e presentò Bellini, che all'epoca si nascondeva sotto lo pseudonimo di Roberto Da Silva, all'aeroclub di Foligno, dietro raccomandazioni di altri due ex parlamentari missini, Franco Mariani e Antonio Cremisini.

Quella di Menicacci è stata una deposizione complicata, caratterizzata da numerose interruzioni delle domande dei legali di parte civile e della Procura da parte del teste, che pretendeva, tra le altre cose, di produrre dei documenti. Un atteggiamento che ha costretto il presidente della Corte, Francesco Caruso, a 'richiamare all'ordine' a più riprese Menicacci, dicendogli di "limitarsi a rispondere alle domande".

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Nella sua testimonianza, l'avvocato ha negato risolutamente di essere stato a conoscenza della vera identità di Da Silva: "Mariani lo sapeva -ha dichiarato- ma a me non lo disse". Il testimone ha poi aggiunto di essersi limitato ad accompagnare Bellini a Foligno, dove "si comportò in maniera irreprensibile: pagava regolarmente, si registrò alla Camera di commercio per vendere gioielli, ottenne il rinnovo del permesso di soggiorno e gli fu anche rilasciato il porto d'armi".

Durante la sua deposizione, infine, Menicacci ha attaccato pesantemente uno degli investigatori che nei primi anni '80 indagò su Bellini-Da Silva e altre persone non meglio precisate, dando loro degli "infami" perché, ha dichiarato, "gli infami hanno detto che Bellini spendeva soldi a Foligno con l'onorevole Menicacci e con Ugo Sisti (procuratore capo di Bologna all'epoca della strage, ndr), e che gli avevo trovato casa: non è così, sono falsità". (Dire)

(Foto: ANSA)

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