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Strage di Bologna, Bolognesi: 'Da Fioravanti un concentrato di bugie'

Il presidente dell'associazione delle vittime commenta così la deposizione dell'ex Nar condannato per l'esecuzione della strage, testimone al processo-bis a carico di Cavallini

La testimonianza di Valerio Fioravanti in Corte d'Assise a Bologna è "un concentrato di balle". A dirlo, parlando al termine dell'udienza di ieri, è il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980, Paolo Bolognesi.

Secondo Bolognesi l'ex Nar, in città per deporre nel processo a carico di Gilberto Cavallini per concorso nella strage, "si è salvato in corner nel momento in cui ha detto che per strategia processuale mentiva". Il riferimento è a quanto affermato a più riprese oggi da Fioravanti, secondo cui per i Nar i processi erano "la prosecuzione della guerra con altri mezzi" e le prime dichiarazioni rese ai magistrati servivano a "complicare le indagini, lasciare fuori certe persone e allungare il piu' possibile i processi". A questo punto, conclude Bolognesi, l'ex estremista di destra "può adattare benissimo tutto, ma è un'altra forma per poter liberamente dire balle".

Bolognesi ce l'ha con le dichiarazioni rilasciate da Fioravanti poco prima, in dibattimento: "Dissi che avevamo un covo a Bologna, ma solo perché sapevo con certezza che era l'ultimo posto in cui Francesca Mambro e mio fratello sarebbero venuti".

Insomma, spiega in Corte d'Assise a Bologna Valerio Fioravanti, che nega di essere stato in città nel 1980, al legale di parte civile Nicola Brigida, la dichiarazione resa nei primi mesi del 1981 rientrava nella strategia difensiva dei Nar, che consideravano i processi come "la prosecuzione della guerra con altri mezzi" e le cui prime dichiarazioni servivano a "complicare le indagini, lasciare fuori certe persone e allungare il più possibile i processi".

Così, in mattinata, lo stesso Fioravanti aveva definito, testimoniando nel processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 a carico di Gilberto Cavallini, la propria strategia difensiva nell'immediatezza dell'arresto. Una spiegazione che non convince Brigida, secondo cui non è molto logico che una persona accusata di aver commesso la strage del 2 agosto 1980 "per depistare dica che aveva un covo proprio a Bologna". Contestazione che non turba Fioravanti, che si limita a replicare con un "Che me ne importa, lei non si preoccupi". (Ama/ Dire)

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