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Strage del 2 agosto, parenti e vittime: chiesti risarcimenti fino 1,4 milioni

Le richieste sono state avanzate ieri dai legali di parte civile nell'ambito del processo all'ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage alla stazione

Dai 100.000 ai 650.000 euro, fino a 1,4 milioni chiesti per i familiari di Maria Fresu. Sono le richieste di risarcimento avanzate ieri dai legali di parte civile nelle conclusioni scritte depositate nell'ambito del processo all'ex Nar Gilberto Cavallini per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna.

In pratica, spiegano gli avvocati, ai giudici della Corte d'Assise del capoluogo emiliano si chiede di accordare 100.000 euro ad ognuna delle persone rimaste ferite nell'attentato e a chi ha perso un fratello o un nipote, cifra che sale a 650.000 euro per le persone che hanno perso un coniuge, un genitore o un figlio. Per quanto riguarda il Comune di Bologna e la Regione Emilia-Romagna, il risarcimento proposto è di due milioni a testa, con una provvisionale di 400.000 euro. Ammontano, infine, a 12.609.000 euro i danni che, secondo l'avvocato Armando D'Apote, sono stati subiti dalle Ferrovie dello Stato (ora Rfi).

Nel pomeriggio di ieri è poi proseguita l'arringa dei legali di parte civile, con l'avvocato Roberto Nasci che ha ripercorso, tra le altre cose, alcune delle testimonianze ascoltate nel corso del dibattimento, rilevando come "tante persone, a quasi 40 anni di distanza dai fatti, continuino a fornire dichiarazioni false o reticenti". Tra queste, Nasci cita l'ex compagna di Cavallini, Flavia Sbrojavacca, che a suo dire "ancora copre i veri motivi della sua fuga con Cavallini, avvenuta il 27 settembre 1980", in quanto "quei motivi sono legati alla strage del 2 agosto". Infine, il legale torna a sottolineare la debolezza dell'alibi fornito da Cavallini per il 2 agosto. Quello che inficia le spiegazioni dell'ex Nar, afferma, è in primis il fatto che non abbia voluto fare il nome del 'Sub', vale a dire della persona che avrebbe incontrato quel giorno a Padova. Cavallini, quando è stato sentito in aula, ha motivato questa scelta spiegando di non voler coinvolgere nel processo quella persona, che secondo lui potrebbe anche decidere di smentirlo. Per Nasci, invece, la vera ragione è molto più semplice: Cavallini, conclude, "a Padova non aveva nessun appuntamento" perchè "la mattina del 2 agosto 1980 a Padova non c'è mai stato, proprio come Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini". (dire)

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