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Processo-bis strage di Bologna, testimone escluso: 'Può depistare'

La testimnonianza di Francesco Pazienza ritenuta "controproducente, o addirittura fuorviante" dalla Corte d'Assise. Saltano le perizie ai detriti del cratere della bomba: le prove sono state distrutte

Un'eventuale testimonianza dell'ex faccendiere e agente segreto Francesco Pazienza "sarebbe inutile se non controproducente, o addirittura fuorviante, anche in considerazione dei suoi precedenti, in particolare specifici".

Con queste parole il presidente della Corte d'Assise di Bologna, Michele Leoni, motiva il 'no' della Corte a sentire Pazienza come testimone nell'ambito del processo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna a carico dell'ex Nar Gilberto Cavallini.

Nell'ordinanza con cui si stabilisce di non convocare l'ex agente segreto, Leoni spiega che la decisione è stata presa anche in considerazione del fatto che "nessuna delle parti ha chiesto che venga acquisita la documentazione inviata da Pazienza né la sua audizione come teste", e alla luce del fatto che "la documentazione riguarda soprattutto le precedenti condanne di Pazienza e i contatti da lui avuti con terze persone". Da qui la scelta di non convocare l'ex faccendiere, già condannato in via definitiva per aver tentato di depistare le indagini sulla strage, e di non acquisire la documentazione da lui inviata.

Intanto si viene a sapere ufficialmente che i sei sacchetti contenenti del terriccio prelevato dal cratere dell'esplosione che uccise 85 persone, ferendone oltre 200, sono stati distrutti.

Dopo che il 15esimo Centro Rifornimenti e Mantenimento di Padova aveva fatto sapere di non avere in deposito nemmeno una parte di quel materiale, ora l'Ufficio Corpi di reato del Tribunale di Bologna ha reso noto, rispondendo a una richiesta di Gabriele Bordoni, legale dell'ex Nar Gilberto Cavallini, nei cui confronti è in corso un processo per concorso nella strage, che il reperto, contenente "sei plichi e un tavolino", è stato distrutto il 15 gennaio 2004 "in esecuzione di un'ordinanza emessa dalla Corte di Assise di appello" bolognese.

Una risposta che esclude quindi definitivamente la possibilità di analizzare quei sacchetti nell'ambito della perizia chimico-esplosivistica commissionata all'esperto Danilo Coppe dal presidente della Corte d'Assise di Bologna, Michele Leoni, e iniziata l'11 giugno.

I reperti, infatti, furono sottoposti a perizia nell'ambito del processo d'appello al termine del quale, nel 1994, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro furono condannati come esecutori materiali della strage, e stando a quanto era trapelato nelle scorse settimane ne era stata disposta la distruzione una volta passata in giudicato la sentenza.

Bordoni, tuttavia, aveva più volte chiesto, in udienza, che venisse fatta chiarezza sulla questione e "non avendo finora trovato risposta- punge- ho agito direttamente alla fonte", ricevendo finalmente "una risposta ufficiale", grazie a cui, conclude, "almeno ora sappiamo che cosa è ancora disponibile e quanto, invece, è andato irreversibilmente distrutto". (Ama/ Dire)

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