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Cronaca

Strage di Bologna, indagine sui mandanti: tre a processo

Gli imputati passano nella fase del procedimento penale con le accuse di concorso, false informazioni e depistaggio. Il giudice nega nuova perizia su fotogramma compromettente

Paolo Bellini, ex estremista di destra, andrà a processo per concorso nella strage di Bologna del 2 agosto 1980. A stabilirlo il Gup Alberto Gamberini che ha accolto le richieste della Procura generale e delle parti civili. Rinviati a giudizio anche Domenico Catracchia, imputato per false informazioni al pubblico ministero, e Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio. Un altro imputato, l'ex generale del Sisde Quintino Spella, è nel frattempo deceduto.

La prima udienza è stata fissata al 15 aprile 2021. Alla sbarra compariranno Paolo Bellini, ex Avanguardia Nazionale reggiano, ritenuto un esecutore della strage in concorso con i Nar condannati; l'ex carabiniere Piergiorgio Segatel (presente in aula), accusato di depistaggio e Domenico Catracchia, amministratore di condominio di immobili in via Gradoli a Roma, accusato di false informazioni fornite al Pm per sviare le indagini. Il giudice ha rifiutato la richiesta della difesa di Bellini di una nuova perizia sul fotogramma del filmato Super8 che identificherebbe Bellini sul luogo della strage. La richiesta è stata però messa agli atti e verrà rinnovata in fase di dibattimento.

Il processo di cui l'udienza preliminare è parte, parte dall'indagine per risalire alla ricerca dei mandanti per la bomba esplosa nella sala d'aspetto della stazione, che causò la morte di 85 persone e il ferimento di 200. All'inizio gennaio era stato condannato in primo grado un altro imputato per il concorso materiale nella strage, Gilberto Cavallini. La corte però aveva riqualificato però la fattispecie non in strage 'di stato' ma in strage 'semplice'.

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L'inchiesta sui mandanti

Le motivazioni della condanna, depositate nelle settimane successive, hanno focalizzato l'attenzione sulla evidenza della matrice politica della strage, dettaglio però non riconosciuto nella qualificazione del reato per il quale Cavallini è stato condannato (una caratteristica sulla quale la difesa di Cavallini ha posto l'accento, promettendo battaglia nei successivi gradi di giudizio, ndr). 

Le oltre 2mila pagine di motivazioni della condanna, hanno scatenato nei giorni sorsi anche un conflitto tra la procura generale e uffici della procura: ai primordi della nuova inchiesta, la seconda aveva annunciato richiesta di archiviazione, richiesta alla quale la procura generale aveva risposto avocando a sé l'intero fascicolo.

Le reazioni dei familiari

"Il rinvio a giudizio è un passo avanti e un grande evento perché si inizia il processo ai mandanti e passiamo dalla possibilità di un'archiviazione totale a un processo che può benissimo essere un tassello che apre nuovi spiragli di verità, non solo per i familiari delle vittime ma per tutta la società civile italiana. E' stato un grande lavoro di 40 anni, molto ma molto complicato".

Così Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari delle vittime della Strage di Bologna. "Abbiamo la speranza di arrivare finalmente ai mandanti - sottolinea anche la vicepresidente dell'Associazione, Anna Pizzirani -. Speriamo che vada tutto bene. Intanto è già un conforto riuscire ad andare avanti e iniziare il processo". (Adn)

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