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Strage di Bologna, ancora in aula. Bolognesi: "Processo ai mandanti epocale"

Inizierà venerdì 16 aprile e vede imputati Piergiorgio Segatel, Domenico Catracchia e Paolo Bellini, imputati rispettivamente per depistaggio, false informazioni al pm e come uno degli esecutori materiali

Ancora un processo sui mandanti della strage del 2 agosto 1980, che inizierà venerdì 16 aprile e che vede imputati Paolo Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, "potrebbe far emergere nuovi spunti investigativi, anche relativi a fatti non strettamente legati" all'attentato alla stazione di Bologna.

Lo ha detto il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime dell'attentato Paolo Bolognesi, che -parlando alla 'Dire'- fa capire di attendersi molto dal procedimento che sta per iniziare in Corte d'Assise a Bologna. A dare ulteriori stimoli agli investigatori provvederanno, con buona probabilita', i legali di parte civile, che "quasi certamente- fa sapere Bolognesi- produrranno altra documentazione oltre a quella già depositata". Ma a far ipotizzare al presidente dell'associazione che questo processo -definito senza mezzi termini "epocale"- possa far nascere nuovi sviluppi dal punto di vista delle indagini, il fatto che gli imputati e alcune delle persone che potrebbero essere chiamate a testimoniare "hanno avuto un ruolo anche in altre vicende molto importanti".

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Sarà un procedimento molto complesso, visto che "è quasi diviso in tre filoni: da un lato c'è Bellini, accusato di essere uno degli esecutori della strage, dall'altro abbiamo Segatel, ritenuto un depistatore, e dall'altro ancora Catracchia, che è imputato per false informazioni al pm", ma "riconducono tutti alla strage del 2 agosto. Finora non sono state tirate in ballo piste alternative come quella palestinese: è un buon segno, forse in questo processo riusciremo a fare un salto di qualità nella discussione". 

 Il presidente dell'associazione non nasconde poi la propria soddisfazione per il fatto che a presiedere la Corte d'Assise ci sia lo stesso presidente del Tribunale bolognese, Francesco Caruso. Infatti, afferma, se da un lato "per un magistrato è indubbiamente positivo, dal punto di vista del prestigio personale, partecipare a un processo come questo, dall'altro per noi è una garanzia che a 'gestire' il procedimento ci sia il presidente del Tribunale".
Infine, Bolognesi dice la sua anche sulla conclusione delle indagini nei confronti di sei testimoni del processo a Gilberto Cavallini -tra cui i Nar Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini- accusati di falsa testimonianza (e, nel caso di Fioravanti, anche di calunnia) per quanto detto durante le loro deposizioni. "Forse- conclude- ora la smetteranno, una buona volta, di mentire, e magari in futuro preferiranno non rispondere alle domande, anziché raccontare bugie".

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