Strage discoteca, l'autista della banda minacciato con mazzate e sigarette spente addosso

Nelle carte dell'ordinanza emerge la storia di un uomo di mezza età, poi scappato all'estero. La denuncia ai carabinieri di Crevalcore

Picchiato con la mazza da baseball e bruciato con le sigarette, perché voleva andarsene dalla banda. C'è anche un contributo 'bolognese' alle indagini che ha portato in carcere la 'banda dello spray', i sei ragazzi che sono accusati di aver provocato la calca fatale alla discoteca di Corinaldo, dove sono morti altrettanti ragazzi. Si tratta della relazione dei Carabinieri di Crevalcore, dove è emerso il ruolo di quello che una volta fu l'autista della banda, prima dei fatti. 

Secondo le carte dell'ordinanza del Gip che dispone il carcere per tutti i giovani dalla gang, tra settembre 2017 e luglio 2018, il gruppo -già operativo- avrebbe usufruito dei servizi di un uomo di mezza età, che gli avrebbe fatto da autista. Una partecipazione che però termina ben prima della tragedia di Corinaldo, e finita non bene. L'uomo in questione infatti, sarebbe dovuto fuggire all'estero per scappare da quello che era diventato un giogo, più che una collusione.

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Stralci della vicenda sono riportati nel provvedimento di custodia del Gip di Ancona, che cita un provedimento penale in corso a Modena, partito proprio dalla denuncia di quest'uomo. Il pestaggio parte per un motivo preciso: "La sua presenza (dell'autista, ndr) era fondamentale per i giovani poiché -si legge nelle carte- considerata la notevole differenza di età, avrebbero potuto facilmente eludere eventuali controlli di polizia, facendo credere agli operatori di trovarsi con un genitore o con un parente".

In pratica, avere un uomo 'maturo' in auto non avrebbe dato troppo nell'occhio, in serate dove -sovente- i padri accompagnano e vengono a riprendere i figli ai concerti. In un primo tempo le cose funzionano bene: l'autista in alcune occasioni accompagna i ragazzi anche dal ricettatore, il 65enne che gestisce il 'compro oro', per farsi pagare la refurtiva. Secondo quanto emerso, l'autista era consapevole delle attività dei ragazzi, e in qualche caso riceveva anche una paga per i suoi 'servizi'.

Le cose sono andate bene per diverso tempo, poi però qualcosa nell'estate 2018 si rompe: l'uomo non vuole più saperne di continuare i traffici con i ragazzi, e vuole uscire dal 'giro'. La banda però non reagisce bene.

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Secondo la denuncia presentata poco prima di sparire e cambiare vita, l'uomo ha dichiarato di aver subito intimidazioni e botte, che sarebbero avvenute in vari episodi, durante i quali i ragazzi avrebbero picchiato il loro autista con una mazza da baseball e gli avrebbero spento le sigarette sul braccio, per costringerlo a continuare a fargli da copertura durante le loro scorribande. Agli atti c'è anche una utenza telefonica, una sim, usata da un membro del gruppo ma intestata formalmente all'uomo. 

I carabinieri ora stanno approfondendo le circostanze di altri furti, avvenuti anche a Bologna, prima e dopo la tragedia di Corinaldo. Al vaglio ci sarebbero una settantina di episodi sospetti di furti cdi collanine e uso dello spray, di cui una decina scarsa anche sotto le Due Torri.

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