Stragi, il doppio appello dall'Emilia-Romagna: "Via segreto di Stato"

Discusse due risoluzioni in Assemblea Legislativa

Museo della Memoria di Ustica

Due risoluzioni: dalla Regione Emilia-Romagna arrivano due appelli per la desecretazione degli atti sulle stragi a partire dalla strage di Ustica e quella della stazione di Bologna.

In Assemblea legislativa sono infatti stati discusse due risoluzioni, presentate rispettivamente del centrosinistra e del centrodestra, che chiedono di togliere il segreto di Stato. Ma il documento della maggioranza rivendica anche il ruolo svolto dalla Regione con la legge regionale sulla memoria del Novecento "attraverso cui - come ha sottolineato il dem Giuseppe Paruolo - è stato possibile il lavoro di digitalizzazione dei documenti desecretati depositati presso il Tribunale di Bologna".

Ma la maggioranza, ha obiettato il leghista Michele Facci, autore della risoluzione bocciata, "non ha detto nulla nei confronti dell'avvenuta proroga del segreto di Stato da parte di Conte e, di fatto, sul suo voltafaccia rispetto all'impegno nei confronti della verità e dei familiari delle vittime di quei tragici fatti".

Ribatte Paruolo: "Noi concordiamo sulla necessità di desecretare tutti questi documenti, ma ricordo che la Magistratura ha già potuto leggerli prima di emettere o confermare le condanne in essere". Anche Silvia Zamboni (Europa Verde), ha sottolineato anche il ruolo specifico avuto dall'Assemblea legislativa nel processo di digitalizzazione "effettuato dai volontari Auser" degli atti processuali sulla strage del 2 agosto 1980, che è valso "il plauso e la riconoscenza dello stesso presidente dell'associazione familiari Paolo Bolognesi".

Di parere diametralmente opposto, invece, il capogruppo di Fratelli d'Italia Marco Lisei, il quale ha difeso la scelta di non accettare i due punti proposti dalla maggioranza. 

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