Covid e strutture per anziani in città: "Pagato un prezzo troppo alto, ci vuole un serio ripensamento"

A parlare è il segretario generale del sindacato pensionati della Cisl di Bologna Sergio Palmieri: "Ogni attore lesci da parte gli interessi specifici della propria categoria e non si metta nell'ottica di addebitare responsabilità dell'accaduto di questo periodo ad altri"

Sergio Palmieri, segretario generale del sindacato pensionati della Cisl di Bologna, giudica i dati sul contagio nelle strutture per anziani cittadine "impressionanti e motivo di un impegno straordinario di analisi", a cui accompagnare allo stesso tempo "un serio ripensamento per la riprogettazione dell'attuale modello socio-assistenziale".

"Il Coronavirus ha messo in luce dei deficit da colmare"

Secondo il segretario "è necessario un ragionamento per sopperire alle deficienze messe in luce dal Coronavirus, ma con lo sguardo ben fermo anche sulla prospettiva demografica del nostro territorio, che nei prossimi 15 anni prevede un incremento della popolazione anziana di circa 50.000 unità".

Per Palmieri, "il prezzo altissimo pagato dagli anziani, come pure dagli operatori che lavorano nelle strutture che li ospitano, deve essere di monito in modo implacabile per tutti: politica, istituzioni parti sociali e le stesse strutture". Il segretario della Fnp-Cisl lancia quindi un appello generale, perchè "occorre compiere un salto di paradigma, anche culturale, che ci porti ad affrontare questo processo scevri da qualsiasi pretesa di avere in tasca verita' precostituite, ma partendo un lavoro di elaborazione e di studio approfondito dei dati, quelli drammatici di questi mesi unitamente a quelli della evoluzione demografica dei prossimi decenni".

"Ammettere le proprie responsabilità e garantire sicurezza e serenità"

Questo però, avverte Palmieri, "richiede che ogni attore sappia lasciare da parte gli interessi specifici della propria categoria e non si metta nell'ottica di addebitare responsabilità dell'accaduto di questo periodo ad altri, al solo scopo di sminuire le proprie, come invece ci pare abbia inteso fare il presidente dell'Istituto Sant'Anna-Santa Caterina, nonchà di Anaste regionale".

Al contrario, afferma l'esponente Cisl, "occorre grande onestà intellettuale, anche riconoscendo gli eventuali errori, per concorrere a costruire un sistema di protezione sociale per i nostri anziani che garantisca sicurezza e serenità, agli assistiti come ai loro familiari. Noi, come sindacato dei pensionati, siamo pronti ad impegnarci in un tale percorso, con umilta', senza preconcetti o presunzioni", conclude Palmieri.

Il direttore della struttura Sant'Anna-Santa: "Cra dimenticate per giorni e poi aggredite"

"Le Cra sono state dimenticate per giorni e poi sono state aggredite con furia immane dalla stampa. Non si capisce perchè". E' lo sfogo di Gianluigi Pirazzoli, direttore della struttura per anziani Sant'Anna-Santa Caterina di Bologna e presidente regionale dell'Anaste, sentito in commissione Sanità e Politiche sociali del Comune di Bologna ieri mattina. 

"La struttura Sant'Anna e' stata la prima a essere colpita e c'e' stato un forte accanimento, mi dispiace questo- afferma Pirazzoli- e' vero, sono venuti i Nas: e la collaborazione e' totale". Il direttore della struttura aggiunge: "Noi ci siamo trovati di fronte a un mostro che non ci ha lasciato scampo. Non riuscire a mappare la situazione e a fare i tamponi a operatori e ospiti non ci ha permesso di reagire velocemente". Inoltre, sottolinea Pirazzoli, "creare aree ad hoc all'interno delle Cra non e' cosi' facile, perche' non ci sono gli spazi che hanno a disposizione gli ospedali".

Il presidente regionale Anaste ci tiene a dire quindi che "al di la' dei numeri, che lasciano il tempo che trovano, noi gestori abbiamo passato giorni molto difficili, cercando di mettere in campo interventi al nostro interno per arginare il virus", a cui si e' aggiunta la "grande fatica emotiva" dovuta ai decessi e ai rapporti con le famiglie. Passata l'emergenza, sostiene Pirazzoli, prima di tutto "si dovranno rivedere gli standard dell'accreditamento, soprattutto per quanto riguarda il personale". Secondo il presidente Anaste serve "diversificare e professionalizzare gli operatori", ma anche una diversa gestione degli orari, andando pero' anche a "rivedere la sostenibilita' del sistema nel suo complesso, altrimenti si fa solo demagogia. Purtroppo questo e' un tema che da 10 anni non viene affrontato".

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(agenzia Dire) 

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