Cronaca

Promessa sposa saudita fugge in Italia per amore: a Bologna si discute l'estradizione

Come una fiaba: una ragazza fugge dalla famiglia che le vuole imporre uno sposo e convola a nozze con l'uomo che ama. Ma ora rischia l'estradizione, l'avvocato: "Non si rispettano i diritti umani"

Un grande amore, la fuga dal padre che l'aveva promessa sposa a un altro uomo, un'influente e ricca famiglia di Ryadh e il marito italiano per il quale rischia persino la pena di morte: non è una favola (anche perchè per ora il lieto fine è sospeso), ma la storia della saudita Suad Al-Issa, per la quale è in corso una procedura di estradizione seguita dal legale bolognese Trombetti.

VA AVANTI LA PROCEDURA DI ESTRADIZIONE: ERA STATA ANCHE IN CARCERE. E' notizia di oggi dunque che prosegue la procedura per l'estradizione di Suad, la giovane donna saudita con passaporto britannico, che era anche finita in carcere in Italia per alcuni giorni nella primavera scorsa su richiesta di arresto internazionale, dopo che era arrivata sulla penisola con uno stratagemma per sposare un agronomo pugliese. Per il legale che la assiste, l'avvocato Simone Trombetti del foro di Bologna "Rischia di diventare un nuovo caso Shalabayeva".

IL MINISTERO HA TRASMESSO GLI ATTI PER L'ESTRADIZIONE. Oggi la difesa della sig.ra Suad Al-Issa, in sostanza scappata dal suo Paese per sottrarsi al matrimonio forzato impostole dal padre e sposare l'italiano Renato Terlizzi - ha reso noto l'avv.Trombetti - è venuta a sapere che il Ministero di Giustizia ha trasmesso alla Procura Generale presso la Corte di Appello di Bologna gli atti relativi alla richiesta di estradizione della donna avanzata dall'Arabia Saudita.

Il Ministero quindi, contrariamente a quanto in precedenza costantemente affermato, ha ritenuto di dare seguito a detta richiesta nonostante gli evidenti e gravissimi indizi di persecuzione che connotano la vicenda. La donna è accusata di aver falsificato il proprio passaporto, ed in forza di ciò era stato emesso mandato di arresto internazionale tramite l'Interpol, eseguito a Forlì lo scorso aprile. Da allora la donna ha fornito sia alla stampa che all'autorità giudiziaria copioso materiale a sostegno della pretestuosità dell'accusa mossale in patria, che con tutta evidenza dissimula gli atteggiamenti discriminatori della donna nella società saudita ed il tentativo del padre di lei - uomo molto vicino al Re Saudita - di ottenere una giustizia 'privata'".

RASSICURAZIONI DEL MINISTERO E POI LA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE NON E' STATA RIGETTATA. "Stupisce che dopo le rassicurazioni istituzionali costantemente pervenute, il Ministero abbia ritenuto di trasmettere gli atti alla competente Autorità Giudiziaria - aggiunge Trombetti - invece di, come ben poteva e doveva fare, assumere la decisione politico/diplomatica di rigettare la richiesta in quanto emessa in violazione dei diritti fondamentali della persona. Ai sensi dell'art. 703 cpp il Ministero infatti deve trasmettere gli atti solo se ritiene che la domanda di estradizione non debba essere negata. Dopo l' increscioso comportamento legato allo scandalo Kazaco, ancora una volta l'amministrazione dà segno di tenere in maggior conto convenienze politico/economiche piuttosto che il rispetto dei diritti umani".

LA STORIA DI SUAD E IL RISCHIO DI SUBIRE LA PENA DI MORTE. La vicenda di Suad venne alla luce a maggio. Il marito, a pochi giorni dal loro secondo anniversario di matrimonio, fece appello alle autorità spiegando che la donna rischierebbe la pena di morte, se tornasse in patria. L'avv.Trombetti già allora si era detto preoccupato dopo la richiesta di convalida della misura cautelare dell'obbligo di dimora da parte del ministero della giustizia, ed aveva invocato una soluzione diplomatica. Soluzione che pareva dovesse arrivare, soprattutto dopo il caso Shalabayeva.

LA STORIA D'AMORE CON LUOMO ITALIANO. ''Il nostro legame è stato subito ostacolato dal padre, visto che lei era già stata promessa a un nobile saudita. Ma lei voleva me", aveva spiegato a maggio il marito. Per quattro anni l'agronomo pugliese e la giovane non si erano visti ma erano rimasti in contatto per telefono e con e-mail. Poi, nel 2008, un incontro fugace a Istanbul, dopo che lei era fuggita dall'hotel dove alloggiava con la famiglia. Tentarono un matrimonio musulmano, ''ma occorreva la dichiarazione di nubilato che solo il padre poteva dare'' - aveva spiegato il marito, poi Suad ''fu rapita dalla polizia locale e dai servizi segreti di Riad e ricondotta in patria''. L'italiano e la saudita riuscirono a rimanere in contatto, e nel 2009 - ottenne il passaporto britannico dall'Ambasciata inglese di Riad, visto che la donna era nata a Londra. Ottenuto il documento, per espatriare aveva dovuto usare quello di un'amica "perche' i cittadini sauditi possono varcare le frontiere solo con il passaporto del loro Stato". Grazie a questo stratagemma, la coppia si era comunque riunita e si era trasferita in Puglia, dove solo nel 2011 aveva potuto sposarsi. Dopo la denuncia dei familiari la donna era stata arrestata a Forlì passando quattro giorni in carcere, poi l'udienza in corte d'Appello e l'obbligo di dimora, per 60 giorni, nella nostra residenza pugliese.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Promessa sposa saudita fugge in Italia per amore: a Bologna si discute l'estradizione
BolognaToday è in caricamento