Imputato si suicida, Procura replica alle accuse: "No processo aggressivo, lavoro corretto"

Dopo l'affondo sulle modalità del processo del legale di Monti, morto suicida in carcere, la reazione del procuratore Amato: "Processo che ha avuto il merito di cercare di trovare una risposta ad un grave fatto omicidiario

Si è suicidiato in carcere  Stefano Monti, imputato per l'omicidio del buttafuori Valeriano Poli, avvenuto il 5 dicembre 1999. Dopo il tragico epilogo. Il legale di Monti senza mezzi termini ha affondato sulla Procura asserendo che "il processo è stato impostato in maniera molto aggressiva"

La repica non si è fatta attendere: è il procuratore Amato, in una nota, a prendere parola, respingendo al mittente le accuse. Il processo a Monti "è un processo che ha avuto il merito di cercare di trovare una risposta ad un grave fatto omicidiario risalente a venti anni prima. E’ un processo che è stato condotto in modo completo dal punto di vista tecnico, sotto il controllo anche del giudice per le indagini preliminari. E soprattutto è un processo che è stato condotto in modo sollecito, essendo stato rapidamente portato al vaglio della Corte di assise".

Per il procuratore "parlare di aggressività è parlare di un qualcosa che non appartiene al modo di fare di questo Ufficio e di chi lo ha rappresentato, in modo condiviso totalmente dal Capo dell’Ufficio. Credo che una vicenda grave e drammatica come questa, dolorosa per i familiari anche della vittima che volevano avere una risposta giudiziaria, meriti toni conferenti e coerenti".

Buttafuori ucciso: indagini complesse e ricostruzioni in 3d   | VIDEO 

L'omicidio del buttafuori Valeriano Poli

Valeriano Poli, allora 34enne, fu freddato da sei colpi di pistola calibro 7,65 di sera, mentre era in via della Foscherara. Uno dei colpi fu sparato a bruciapelo, al capo: l'assassino fuggì poi in motorino, dopo aver lasciato Poli esamine sull'asfalto

Ricostruzioni 3D portano all'arresto di Monti. 20 anni dopo

Del fatto era stato ritenut respoonsabile Monti. Ma solo 20 anni dopo il delitto. Come si era risaliti a lui? Anche con l'ausilio della tecnologia, ovvero con la tecnica di comparazione tridimensionale chiamata "Analysis of virtual evidence", la ricostruzione in 3D di una scarpa macchiata di sangue indossata dalla vittima, sovrapposta al fotogramma di un video amatoriale girato qualche giorno prima.

 

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