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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

Telecamere in classe: Fdi le vuole, coro di no

Se ne è discusso oggi in una commissione ma gli occhi elettronici dentro asili e istituti non vedono d'accordo quasi tutti

Fdi ripropone a Bologna l'idea di installare le telecamere di videosorveglianza nelle strutture dei servizi educativi, ma sulla proposta si abbatte un vero e proprio fuoco di fila di "no": dal Pd e in parte dal M5s, dai sindacati, dagli uffici del Comune e anche dal Gruppo nazionale di studio nidi-infanzia (Gnni).

Se n'è discusso oggi in commissione a partire dall'odg presentato dal capogruppo di Fdi, Francesco Sassone, dopo l'arresto a febbraio di una maestra delle scuole Manzini accusata di maltrattamenti. Non si possono "assimilare gli asili alle carceri", afferma Simona Lembi (Pd), definendo "disumana e aberrante" l'idea di affidarsi cosi' alla tecnologia e respingendo "risposte securitarie che mettono in secondo piano la cosa a cui dovremmo guardare con più attenzione e cioè la fiducia, che è un capitale sociale enorme, nella forza delle relazioni tra piccoli e adulti, nel potere profondo dell'educazione e nella centralità del lavoro di cura".

Per Federica Mazzoni, sempre dai banchi del Pd, le risposte "securitarie" sono "non solo non corrette ma anche controproducenti perché minano i presupposti di un clima sereno ed equilibrato" nei servizi educativi. "Prima di parlare di telecamere -frena Elena Foresti (M5s)- si deve lavorare per prevenire i rischi, lavorando sul potenziare gli organici e prevedere la presenza costante di figure professionali pedagogiche" nelle singole strutture.

"La preoccupazione che abbiamo non è solo prevenire i fenomeni estremi come i maltrattamenti", sottolinea Ilaria Zagnoni, responsabile dei servizi 0-6 del Comune per il Borgo Panigale-Reno e il Navile: l'obiettivo è fornire "l'attenzione va posta anche ad altri aspetti come quelli di cura, relazione, igiene, accudimento e queste sono cose che con le telecamere non si possono rilevare".

Con la formazione è importante fornire agli operatori gli strumenti per affrontare i cambiamenti, compresi quelli portati dalla pandemia, rimarca Zagnoni, ma per farlo "è importante creare un clima di fiducia e restare nel solco della cultura della relazione".

Affrontare il tema del comportamento non corretto di un operatore "non significa abbandonarlo o denunciarlo", aggiunge la dirigente. Una telecamera "serve alla magistratura ma intanto l'episodio è avvenuto e noi in realtà dobbiamo prevenire", dichiara il presidente dell'associazione Gnni, Aldo Garbarini.

L'arrivo di telecamere rischia di generare un timore "preventivo" nelle famiglie, aggiunge, nonché di condizionare negativamente gli operatori: "Magari una carezza a un bimbo non la do -è l'esempio- perché chissà come viene interpretata". Insomma "le telecamere rischiano di essere parte del problema", per Garbarini.

Le telecare "alimentano la cultura del sospetto", per Anna Salfi (Cgil), "colpendo i servizi pubblici e criminalizzando chi ci lavora". Si rischia di "condizionare la spontaneità dei rapporti", aggiunge Loredana Costa (Uil), mentre "i problemi vanno risolti con la prevenzione". Gli effetti "distorsivi sono molto più negativi rispetto a quella che può essere una buona volontà di prevenzione", afferma Kevin Ponzuoli (Cisl).

"Avete letto male l'odg", replica Sassone, perché per Fdi le telecamere sono uno strumento di prevenzione "necessario, ma non l'unico". Inoltre, "non vedo perché un operatore debba cambiare atteggiamento solo perché c'è una telecamera", aggiunge Sassone: "Male non fare, paura non avere". Il caso Manzini dimostra "un fallimento dell'amministrazione, che non ha saputo porre in essere un controllo che potesse evitare episodi del genere", conclude il capogruppo di Fdi. (Pam/ Dire)

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