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Terapie intensive ancora piene, l'infettivologo del Sant'Orsola: "A Bologna massima incidenza"

"C'è una quota notevole di persone più giovani". Dopo 1 mese di zona rossa, i reparti non si svuotano. Luciano Attard, infettivologo del Policlinico fa il punto anche sui monoclonali: "Non possiamo ancora affermare con certezza quale sia il campo di efficacia"

"Attualmente abbiamo il 90% delle terapie intensive sull'area di Bologna occupate e l'88% dei reparti di sub-intensiva- che sono quelli che ci hanno fatto soffrire maggiormente nelle settimane precedenti". A dirlo è Luciano Attard, infettivologo del Policlinico Sant'Orsola, ospite ieri di 'Vivavoce' su Radio 1. Quindi, dopo quasi un mese di zona rossa i reparti di terapia intensiva sono ancora pieni. Bologna è stata in assoluto nelle settimane scorse la città con la massima incidenza, perchè siamo arrivati a 800 casi ogni 100.000 abitanti e ad avere 1.416 pazienti Covid ricoverati nei nostri ospedali. E' stato uno sforzo sovrumano".

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Infatti, Ausl ha riconvertito i posti letto in base alla crescita dei ricoveri. In terapia intensiva, "c'è una quota notevole di persone più giovani" rispetto alla prima ondata, spiega Attard "l'avvento della variante inglese fa sì che ci sia una maggiore gravità nei pazienti anche in età meno avanzate, cosa che prima non succedeva". Allo stesso modo, durante la prima ondata "i casi limite erano pressoché inesistenti, oggi invece stanno aumentando. Nella stragrande maggioranza dei pazienti in terapia intensiva ci sono già di base situazioni di fragilità, ma in casi molto rari non ci sono fattori di rischio particolari", mette in guardia Attard.

"Sui monoclonali bisogna continuare gli studi ed essere prudenti, non possiamo ancora affermare con certezza quale sia il campo di efficacia"

Attard si sofferma anche sulle cure coi monoclonali, somministrate qualche giorno in via sperimentale proprio al Policlinico bolognese: "Bisogna essere abbastanza prudenti", perchè ad oggi "non possiamo ancora affermare con certezza quale sia il campo di efficacia e per quale tipologia di pazienti", in pratica "abbiamo appena iniziato e abbiamo deciso di seguire questa politica- spiega Attard- da un lato, trattare pazienti con fattori di rischio e infezione all'inizio del suo percorso, nell'ambito di trial randomizzati a scopo di studio. Secondariamente, è stata dedicata una certa quota di trattamenti anche al di fuori di questo studio, che abbiamo deciso di dedicare ai pazienti ad altissimo rischio, come i candidati al trapianto, in cui il decorso potrebbe essere fulminante".

Secondo Attard, però, "bisogna continuare gli studi", soprattutto per "confrontare due popolazioni analoghe di pazienti" trattate con e senza questa terapia, in modo da capirne i reali effetti. "Quando abbiamo deciso di trattare di default i pazienti ad altissimo rischio, è stato per fare un tentativo di trattamento salvavita". Nel frattempo, segnala Attard, "le vaccinazioni stanno andando molto bene. L'Emilia-Romagna è la regione che in percentuale ha vaccinato la maggior quota di anziani e sono già pronti gli slot per scendere di età abbastanza velocemente". (dire) 

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