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Terremotati Marche: 'Muffa e funghi nelle casette', protesta davanti a CNS

Il Consorzio che si è aggiudicato l'appalto: "A Bologna per questo: per consegnare parte di quell’immondizia che loro stessi hanno destinato ai terremotati"

Sono venuti fino a Bologna  per manifestare davanti alla sede del CNS (Consorzio Nazionale Servizi), in via della Cooperazione. Sono i terremotati dell'Appennino marchigiano che protestano per "le mancanze governative" e la “strategia dell’abbandono che - scrivono in una nota - stanno mettendo a dura prova la resistenza fisica e psicologica dei terremotati".

Muffa e funghi dai tetti e dai pavimenti di gran parte delle "casette" costruite appunto CNS, che nel 2015 è risultato il primo aggiudicatario della gara d’appalto indetta da Consip S.p.A. per conto del Dipartimento della Protezione Civile "costringendo persone già provate dalla precarietà dovuta al post sisma a vivere in condizioni insalubri, a sottostare a continui controlli e riparazioni (riparazioni spesso da rifare più volte nel giro di poche settimane) ed a continui traslochi. E tutto questo senza che nessuno se ne sia assunto fino ad ora la piena responsabilità". 

Nel sito del CNS "si legge a proposito dei prototipi delle SAE (soluzioni abitative)" che "sono adatte a qualsiasi condizione climatica e studiate per essere fruibili anche da persone disabili. Sono progettate nel rispetto della normativa antisismica e delle leggi in materia di sicurezza, igiene e ambiente. Il loro primo ciclo di vita è di sei anni ma sono destinate a durare in eterno […]” .

Per l'associazione "Terre in moto Marche" che ha firmato la nota si tratta di "parole sono grottesche e inaccettabili se confrontate con le condizioni delle strutture a solo pochi mesi dalla consegna" quindi "siamo a Bologna per questo: per consegnare al CNS parte di quell’immondizia che loro stessi hanno destinato ai terremotati in questi mesi. Con questo regalo vogliamo ribadire a chi pensa di speculare sui terremotati in qualsiasi forma, sia essa politica o economica, che non lo permetteremo. Gli abitanti dell’Appennino non lo permetteranno". 

"Abbiamo sempre criticato la scelta di chiamare cratere l’area interessata dal terremoto del 2016 nel centro Italia, ma più passano i mesi e gli anni più questo nome inizia ad essere calzante. L’immobilismo dei governi passati come di quello attuale sta trasformando le nostre zone interne in un vero e proprio cratere, in una buca in cui non solo ci si dimentica dei 77.000 edifici inagibili ma in cui tutto viene inghiottito, soprattutto la vita delle persone. Ora basta, vogliamo un futuro degno di essere vissuto e niente e nessuno potrà negarci questo diritto". 

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