Terremoto Emilia, viaggio nel cuore dell’inferno: quella notte ha cambiato tutto

Facce sgomente e silenzio irreale nei centri colpiti: Bologna Today per le strade di Crevalcore e Finale Emilia. Enormi i danni ad abitazioni e a interi centri storici. Dai volontari ai terremotati: le testimonianze

Un'abitazione di Finale Emilia devastata dal terremoto

Facce sgomente e silenzio irreale nei centri colpiti. Enormi i danni ad abitazioni e a interi centri storici. Bologna Today percorre le strade del sisma di sabato notte.
Mentre ci avviciniamo alle zone colpite, i segni del sisma si rivelano già nelle campagne della “bassa”: grandi casali storici, quasi completamenti caduti, così pure alcune ville e il vicino castello di Galeazza con la sua torre del ‘300 e sede dell'associazione culturale “Soggiorni di Lettura nella Campagna Italiana”: ospitava eventi, mostre e stranieri che giungevano al castello per rilassarsi e leggere, grazie una biblioteca di oltre 3.000 volumi e quattro ettari di giardino e bosco. Ora rimane in piedi il cancello d’ingresso, i locali sono come accartocciati, il parapetto e la terrazza della torre svaniti. Di fronte la grande Chiesa di Santa Maria, il convento e la torre campanaria, tutto perimetrato e inagibile.

Porta Bologna, uno degli accessi al centro storico di Crevalcore, è bloccata dai new jersey e le vie principali sono un susseguirsi di deviazioni, nastri segnaletici e divieti. Via Cavour, il corso, è interrotta proprio all’altezza della piazza centrale, dove il Palazzo comunale, la Chiesa di San Silvestro e la torre campanaria sono danneggiati e inagibili. E poi strade dissestate, crepe e spaccature, vie interrotte e un silenzio irreale fatto di sgomento, ma anche di voglia di reagire.
“Una comunità senza una piazza è una comunità destinata a morire”, ha voglia di parlare un anziano signore in bicicletta. Si guarda intorno attonito: “si è rovinata sia la chiesa che il campanile, è caduta la punta”…
“Stiamo effettuando controlli sui beni comunali” ci dice uno dei numerosi tecnici che si aggirano per le vie con casco e strumentazioni “il Comune è inagibile e gli uffici sono stati spostati nella biblioteca di via Persicetana, anche la chiesa e la torre campanaria sono danneggiate, vi sono numerose fessurazioni. Quest’area era a rischio sismico zero fino a poco tempo fa, poi è stata classificata zona 3, cioè a bassa sismicità, ma adesso stanno rivedendo la valutazione. Molti edifici vengono chiusi in via precauzionale ed è attivo un punto d’ascolto dei Vigili del Fuoco” ovvero un pulmino attrezzato, dove i cittadini sono in fila per segnalare crepe e spaccature nelle abitazioni: “E’ cambiato tutto da quel sabato notte, domenica eravamo arrabbiati ed energici, oggi siamo esausti, ecco perché il paese è in silenzio. Abbiamo paura di entrare e addirittura di stare in casa. Non ci voleva, non ci voleva proprio in questo momento di crisi anche perché molti negozi e altri esercizi sono chiusi e danneggiati, quindi non può che peggiorare”. E sulla visita del Presidente Monti: “Io l’avrei contestato anche senza terremoto, ma è comprensibile, siamo impauriti, non vorremmo ritrovarci a pagare l’Imu su una casa in cui non possiamo entrare, speriamo che davvero metta in pratica la sospensione delle tasse, come ha detto ”.

I Vigili del Fuoco evadono una pila di segnalazioni : “I danni qui sono numerosi, ma al momento non sembra siano di enorme entità. E’ comunque troppo presto per una valutazione complessiva. Molte persone vengono per segnalarci lo stato delle abitazioni e per essere sicure di poter restare a casa. La terra trema in continuazione, hanno molta paura”. Confermiamo, le scosse si ripetono lievi causando il tipico capogiro.
A poche centinaia di metri dal centro, nel Centro Sportivo di Crevalcore è stato allestito un dormitorio per gli sfollati guidato da volontari e dalla pubblica assistenza. Accoglie anche gli sfollati della frazione di Palata Pepoli.
“Vi sono circa 30 famiglie, per circa cento persone. Si tratta per il 90% di cittadini extracomunitari che abitano in palazzi molto grandi” ci dice un volontario “gli abitanti vengono evacuati anche se la loro casa non è danneggiata, ma lo è quella accanto, è una cautela.
“Abbiamo paura” dice uno sfollato “anche perché sembra che lo sciame continuerà per un mesetto. Gli anziani sono impauriti, ma molto saggi, i bambini, a parte lo spavento iniziale, si adattano in fretta”.

E’ Gabriele il coordinatore del centro, sfollato insieme alla madre di 85 anni: “Ero a Palata, ma per via della mia esperienza di volontario in altre zone colpite dai terremoti, sono venuto a coordinare Crevalcore perché anche gli sfollati di Palata, inizialmente alloggiati nella palestra della frazione, verranno qui per creare un centro unico e più gestibile. Per il momento non abbiamo problemi, non ci mancano coperte, cibo e brande. Riusciamo a coordinarci. E’ ancora molto presto però, le amministrazioni stanno gestendo l’emergenza. Gli sfollati vanno a lavorare la mattina e, se hanno la pausa pranzo, vengono a mangiare qui”.
Gabriele è anche membro di un’associazione culturale per la valorizzazione del territorio e dice emozionato: “Noi non possiamo lamentarci, qui vicino ci sono paesi messi veramente male, come Galliera, Finale... Peccato per il patrimonio storico: nel territorio di Crevalcore,Villa Ronchi (XVI secolo n.d.r.), da poco restaurata, è gravemente danneggiata così come il Castello di Palata (XVI secolo n.d.r.)”.

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Ed è proprio verso Finale Emilia che ci dirigiamo, ma lo scenario non cambia. Una ventina di chilometri di strade semi-deserte, deviazioni e ancora casali, villette e chiesette dissestati. Solo il viale di Circonvallazione di Finale è accessibile, le vie che portano al centro storico sono bloccate e presidiate da volontari, Vigili del Fuoco e forze dell’ordine. Danneggiato il vecchio acquedotto di epoca fascista, parzialmente crollato l’imponente Palazzo dei Veneziani. Due volontari dei Vigili del Fuoco si offrono di accompagnarci, non prima di averci fatto indossare il casco di protezione e dato qualche avviso di comportamento: “Cammini al centro delle strade, se sente scricchiolii faccia quello che faccio io”. E gli scricchiolii si sentono eccome, sono piccole scosse. E anche qui silenzio e soprattutto deserto. Non è abbastanza chiaro dalle immagini che i media ci hanno mostrato in questi giorni: il centro storico di Finale è tutta “zona rossa”, cioè interdetta a chiunque, ma “potrebbe essere ridotta nel giro di qualche giorno, non appena terminate le verifiche”, secondo un tecnico. Macerie, crolli, voragini e mattoni rossi, tanti, a ostruire i passaggi di una cittadina che sarebbe stata davvero bella da vedere, prima si sabato notte. Le sole presenze in questo ammasso di rovine sono persone in divisa che si salutano con un cenno del capo e che hanno il loro quartier generale in un grande parcheggio, dove organizzano turni e anche ronde notturne. “E’ il futuro che non c’è più”, secondo un Vigile del Fuoco “il centro storico di Finale era una piccola Venezia, vi scorreva il fiume Panaro, e lì abbiamo costruito. Continuiamo a voler sfidare la natura e lei non ci vuole più e ha ragione”.

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