Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Piazza Carducci

Fermati i vandali "annoiati" di San Giovanni in Persiceto: avevano distrutto una scuola

La distruzione, scoperta il 3 aprile scorso, ad opera di minori fermati dai Carabinieri. Danni alla scuola primaria, già inagibile per il terremoto, per 150mila euro

Vandali distruggono la scuola Quaquarelli di San Giovanni in Persiceto

Aule imbrattate, armadi divelti, computer spaccati, questo è lo scenario che nella tarda mattinata del 3 aprile scorso è trovato davanti il personale del comune di San Giovanni in Persiceto. Non bastava l’inagibilità per i danni riportati nel terremoto di maggio 2012 alla scuola primaria Quaquarelli di Piazza Carducci, anche i vandali che, la notte tra il 2 e il 3 aprile, sono entrati nel plesso rompendo una finestra. Sono stati identificati una ragazza e un ragazzo, che, interrogati dal pm Flavio Lazzarini della Procura dei minori, dopo qualche reticenza iniziale, hanno ammesso e hanno fatto i nomi degli altri tre che erano con loro. Italiani, nessuno dei cinque aveva precedenti.

IL REPORT DEI DANNI E DEGLI ATTI VANDALICI. Avvertiti dalla Preside, i Carabinieri erano intervenuti e avevano verificato anche lo svuotamento degli estintori rendendo completamente bianco il pavimento, gettato a terra armadi, scrivanie, posate e rotto molti piatti nei locali adibiti a mensa. Molti documenti dell’attività scolastica, non prelevati per via della chiusura a seguito del sisma, erano stati gettati in terra e resi praticamente inservibili. Nel corso del sopralluogo, sono stati  acquisiti degli elementi di prova, come le scritte sulle pareti che abbreviavano dei nomi poi attribuiti ad alcuni dei giovani responsabili dei vandalismi.

LE INDAGINI E LA SCOPERTA DEI COLPEVOLI: UN AIUTO ANCHE DAI SOCIAL NETWORK. Una serie di riscontri, utilizzando anche i social network, sui quali gli autori del gesto avevano riportato alcuni messaggi che facevano riferimento a quanto accaduto all’interno dell’Istituto, hanno permesso di risalire ai minori che hanno ammesso le proprie responsabilità, riferendo spontaneamente agli investigatori dell’Arma di aver distrutto tutto per noia. Una bravata costata 150.000 euro di danni.

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