Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Terrorismo, quattro espulsioni. I fratelli Bouirki: 'Pensava alla famiglia, ora non sappiamo più nulla'

Parlano i fratelli di uno dei marocchini espulsi da Bologna per disposizione del Viminale: 'E' andato in Marocco varie volte e non è mai stato fermato, faceva due lavori e si era sposato da poco. Questo sarebbe un terrorista?'

"Spero che abbiamo preso le persone giuste e che non ve ne siano altre in giro, mio fratello faceva due lavori, si era sposato da poco, facendo arrivare la moglie qui, quindi pensava alla famiglia". A parlare i fratelli di Abdelali Bouirki, uno dei quattro marocchini espulsi da Bologna il 23 novembre, per disposizione del Viminale: sarebbero stati trovati in possesso di testi, canti jihadisti e video, inneggianti al Jihad e con specifici riferimenti ad azioni di terrorismo di matrice islamica. Da quanto si apprende, erano state scaricate da internet anche indicazioni su come attaccare la sede della Banca Centrale Europea.

"Non garantisco e non accuso, ma non abbiamo visto nessun documento, sappiamo che si tratta di ordini dall'alto, ma chiediamo al magistrato di avere le prove del suo coinvolgimento". Abdelali viveva in Italia da 19 anni: "Mio padre è qui dal 1989 e non è mai passato dalla questura, come nessun altro della nostra famiglia" la dimostrazione è che "siamo cittadini italiani e non è facile, mio fratello ha un regolare permesso di soggiorno in scadenza nel 2017, le pratiche per la cittadinanza sono state ritardate per via di quella vecchia indagine che credevamo conclusa". I quattro espulsi infatti erano finiti in un'inchiesta nel 2012, il magistrato ne aveva richiesto le misure cautelari, poi respinte dal Gip, ma "non è mai stato trattenuto per più di mezz'ora, è stato in Marocco diverse volte, anche di recente, e non è stato fermato. E sarebbe un terrorista?". La Digos lo ha prelevato alle 6 di martedì mattina, a mezzogiorno il magistrato ha emesso la sentenza, poi più nulla: "Non sappiamo dov'è, il suo cellulare è staccato, nostra madre è disperata". 

Abdelali frequentava come tanti la moschea di via Rigola e una chat room, era in contatto con altri islamici "di certo non sappiamo chi c'è in mezzo, ma il Corano dice che chi ammazza un'anima, ha ammazzato tutto il mondo, tutti siamo anime di qualsiasi religione, tanti italiani vivono in Marocco in pace, hanno aperto aziende e così anche noi viviamo qui e lavoriamo, siamo gente per bene e condanniamo il terrorismo e anche noi abbiamo paura, abbiamo dei figli". Non conoscono gli altre tre espulsi "potremmo averli visti in moschea, ma lì pregano tante persone. Mio fratello avrebbe scaricato quei documenti da internet, magari per consultarli, siamo disposti a chiamare dei traduttori seri" e pensano che possa trattarsi "di una mossa politica e di una messa in scena". 

Dicono di avere la "testa bloccata, siamo scioccati, come facciamo a tornare a lavoro?". Quello che preoccupa la famiglia Bouirki è anche l'imbarazzo e la diffidenza dei conoscenti: "Siamo in tanti qui con lo stesso cognome, i vicini di casa non ci chiedono nulla, ma abbiamo dei figli, e ora potremmo essere considerati come i parenti del terrorista".

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