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Sabato, 21 Maggio 2022
Giorno della Memoria: le storie nella storia

Storie di deportazione e di donne partigiane che rischiavano la vita per un messaggio

INTERVISTA "Tutti deportati. Come zia Jole, portata nelle camere a gas perché malata". Eligio racconta il dramma della sua famiglia, ma anche la "miracolosa solidarietà" incontrata

La storia della famiglia Baroncini è la storia di una famiglia bolognese anti-fascista che ha aderito spontaneamente e con convinzione alla resistenza bolognese. Tutta la famiglia Baroncini viene catturata dai nazi fascisti e deportata: dal lager ritornano solo le due sorelle Lina e Nella. Il padre Adelchi muore al Castello di Hartheim e la madre Teresa Benini e la sorella maggiore Jole al campo di Ravensbruck. Eligio Roveri (che in questo giorno, Il Giorno della Memoria, ci racconta la storia che riguarda anche lui) è il figlio di Angela Baroncini (conosciuta come Lina), sopravvissuta insieme alla sorella Nella al campo di concentramento di Ravensbruck. Anche il padre di Eligio, Mario Roveri, è stato un deportato politico, come racconta il figlio: "Mio nonno Adelchi era un socialista degli anni '20 attivo nella Resistenza e in casa sua si stampavano e si nascondevano pubblicazioni e volantini politici antifascisti: le sue tre figlie Lina, Nella e Jole avevano studiato e sapevano scrivere e usare il ciclostile". Nel doppio fondo di un cassetto della casa di via Rimesse vennero trovate (ma non dai militari fascisti, che si 'accontentarono' di tutto il resto) anche dei documenti falsi destinati ai partigiani. 

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In foto Eligio Roveri e la mamma Lina Baroncini davanti alla casa di via Rimesse

Giorno della Memoria. La testimonianza di Maddalena: "A 8 anni ho visto i fascisti portare via mio padre"

Il 24 febbraio 1944 ci fu una spiata e Adelchi Baroncini fu arrestato dalla Gestapo mentre lavorava alle Officine Automezzi Riparazioni Esercito. Nel frattempo la polizia tedesca aveva perquisito anche la sua casa, dove furono trovate moglie e figlie, e scoperto il deposito di stampa clandestina e le macchine per produrla: "Sia mio nonno che mia mamma Lina vennero arrestati e portati nelle celle del comando bolognese della Gestapo, in quel momento ancora in viale Risorgimento, dove rimasero fino al 22 marzo, sottoposti a torture e interrogatori, per poi giungere a San Giovanni in Monte dove si trovavano già le altre due sorelle e mia nonna". Il 6 maggio 1944, con un gruppo di altri detenuti politici tutta la famiglia Baroncini fu trasferita al campo di concentramento e transito di Fossoli, in attesa di deportazione. Adelchi sarà inviato al campo di Bolzano e da lì il 5 agosto deportato a Mauthausen, da dove non farà ritorno.

Le quattro donne hanno atteso fino al 2 agosto, quando dopo una tappa a Verona sono state caricate in un vagone piombato diretto al lager di Ravensbrueck, dove giungeranno il 6 agosto. Oltre il padre, anche la madre e la sorella Jole non sopravvivranno alla deportazione: "Jole era malata da tempo e restando troppo in infermeria evidentemente non era 'utile' perché non poteva lavorare. Funzionava che si aveva l'accesso solo oltre i 38° e in quel caso si poteva dare una 'leccata' di aspirina. Non un'aspirina intera. Aveva 25 anni e negli ultimi tempi, grazie a una coraggiosissima infermiera che faceva da staffetta, era riuscita ad avere degli scambi con le sorelle. Bigliettini e due fazzoletti sui quali erano state ricamate delle iniziali. Miracolosa questa solidarietà". 

"Lettere e fazzolettini riuscivano a circolare grazie al coraggio di queste donne, che rischiavano la vita con questi gesti di miracolosa solidarietà"

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"Bisogna aiutare a ricordare perchè conoscere è importante per fare in modo che certe cose non si possano ripetere. E' stato fastidioso negli ultimi tempi sentire parlare di parallelismi fra vaccinazioni e olocausto. Una cosa che mi ha fatto molto arrabbiare". 

Anche Giorgia Poli, nipote di Nella Baroncini (che era sua zia) insiste sull'importanza della memoria e del passaggio del testimone: "Non c'è stato un momento solenne nel quale mi hanno raccontato la nostra storia: ne ho sentito parlare da sempre, l'ho sempre saputo. Mia zia Nella è sempre stata attiva nella divulgazione della storia e si è sempre occupata delle scolaresche". 

A gennaio del 2020 davanti alla casa dei Baroncini sono state poste 5 pietre d'inciampo per ricordare il sacrificio di questa famiglia.

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